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"Conoscere la strada non basta; bisogna percorrerla o, se non si in grado di farlo, lasciarsi portare. La natura umana esteriore, vitale e fisica, resiste fino all'ultimo, ma l'anima, una volta che abbia sentito il richiamo, prima o poi arriva alla meta. (Aurobindo)"

Questa conferenza intende dare informazioni sul significato della parola Rebirthing e l’utilizzo, come tecnica, all’interno di un percorso di salute olistica;spiegandone la natura esperienziale e il processo di sviluppo interiore che può attivare. Quindi lo scopo è quello di offrire la possibilità di capire e riconoscere i procedimenti e le esperienze della crescita interiore,come pure essere in qualche misura d’aiuto a quelle persone che non avessero trovato: “la leva per sollevare il mondo”.

 Poco fa dicevo di una crescita interiore,ma se c’è una crescita interiore ne abbiamo una anche esteriore (biologica,fisica,mentale,intellettuale,logica,razionale,).

Ecco allora  una polarità - Interiore ed Esteriore - entro la quale oscilla la ns vita. Ora per abitudine siamo portati tendenzialmente a sviluppare la crescita Esteriore perché un determinato tipo di realtà ci impone di dedicare ad essa grossa parte delle ns energie - e fin qui va tutto bene. Le cose iniziano a complicarsi un pò  quando si è pervasi da una  inquietudine, da una sottile insoddisfazione e malessere generale che in apparenza non hanno ragione di manifestarsi perché in fin dei conti tutto va bene. Ecco allora che da questo stato vengono fuori diverse esigenze e domande interiori.

 GENERALIZZANDO  POTREMMO DIRE:

 Com 'è che si cerca qualcosa e tuttavia non si sa quello che si sta cercando?

E……….Siamo pienamente coscienti di tutto quello che ci succede ?

No davvero!

 Senza saperlo ci sono così tante cose che pensi, senti, vuoi, e anche fai,.

Se, per esempio, improvvisa­mente,  ci chiediamo: "A che cosa stai pensando?" la ns risposta, novantanove volte su cento, sarà: "Non lo so."

E se allo stesso modo ci facciamo un'altra domanda: "Cosa vuoi?" ancora dirai: "Non lo so." E "Cosa senti?" - "Non lo so."

È soltanto a coloro i quali sono abituati a osservarsi, guardarsi come vivono, che sono concentrati su que­sto bisogno di conoscere cosa sta loro accadendo, che si può fare una domanda precisa come questa, e soltanto loro sanno imme­diatamente rispondere.

In alcuni fatti della vita, sì, si è assorbiti in quello che si sente, si pensa, si vuole e allora si può dire: "Sì, voglio questo, sto pensando a quello, sto sperimentando que­sto", ma questi sono soltanto momenti dell'esistenza, non la continuità.

Bene, per scoprire cosa si è veramente, per scoprire perché si è sulla terra, quale è lo scopo dell'esistenza fisica, di questa pre­senza sulla terra, di questa formazione, questa esistenza... la stragrande maggioranza della gente vive senza chiederselo nem­meno una volta!

Solo una piccola ÉLITE si rivolge questa domanda con interesse, e ancor meno iniziano a lavorare per ottenere la risposta. Poiché, a meno che non si sia così fortunati da incontrare qualcuno che lo sa, non è una cosa così facile da trovare.

 Supponiamo, per esempio, che non ci sia mai venuto per le mani un libro di Sri Aurobindo, di Ken wilber o di qualunque scrittore o filosofo o saggio che ha dedicato la vita a questa ricerca; allora non si pensa nemmeno di pensare a queste cose.

Si vivono giorno per giorno gli avvenimenti della giorna­ta.

Quando si è molto giovani, si pensa a giocare, mangiare, e un po' dopo a imparare, e dopo questo si pensa a tutte le circostan­ze dell'esistenza. Ma porsi questo problema, confrontarsi con questo problema e domandarsi: "Ma, dopotutto, PERCHÉ sono qui?" Quanti lo fanno? Ci sono persone alle quali questa idea viene soltanto quando affrontano una catastrofe. Quando vedo­no morire qualcuno che amano o quando si trovano in circo­stanze particolarmente dolorose e difficili, si rivolgono a se stes­si, se sono sufficientemente intelligenti, e si chiedono:

"Ma infi­ne, cos'è questa tragedia che stiamo vivendo, qual è l'utilità e quale il suo scopo?"

È solo a quel momento che si inizia a cercare di sapere.

Ed è soltanto quando si è trovato,  trovato che si ha un Sé divino e che di conseguenza si deve cercare di conoscere questo Sé divino... Ma……questo arriva molto più tardi, e tuttavia, mal­grado tutto, proprio dalla nascita del corpo fisico, c'è nell'esse­re, nella sua profondità, questa presenza psichica che spinge l'intero essere verso questo compimento.

 Ma chi lo conosce e lo riconosce questo essere psichico?

 Anche questo arriva soltanto in circostanze speciali, e sfortunatamente, la maggior parte delle volte devono essere circostanze dolorose, altrimenti si va avan­ti a vivere senza pensare. E nelle profondità del proprio essere è questo essere psichico che cerca, cerca, cerca di svegliare la coscienza e ristabilire l'unione. In fondo, è soltanto quando si diventa consci della propria anima, e ci si è identificati con il proprio essere psichico, che si può vedere in un singolo flash l'immagine del proprio sviluppo individuale attraverso le età. Allora davvero si comincia a cono­scere... ma non prima. Allora, davvero, vi assicuro comincia a essere interessante.

Si cambia la propria posizione nella vita.

C'è una tale grande differenza fra il sentire vagamente, aven­do un'impressione esitante di qualcosa, di una forza, un movi­mento, un impulso, un'attrazione, di qualcosa che vi guida nella vita - ma è ancora così vaga, così incerta, è confusa - c'è una tale differenza fra questo e l'avere una chiara visione, un'esatta percezione, una comprensione totale del significato della pro­pria vita. E solo allora si comincia a vedere le cose per come sono, non prima. Soltanto allora si può seguire il filo del proprio destino e vedere chiaramente l'obiettivo e il modo per raggiun­gerlo. Ma questo accade soltanto attraverso successivi risvegli interiori, come l'apertura improvvisa di porte su nuovi orizzon­ti ; veramente una nuova nascita in una Coscienza più vera, più profonda, più duratura.

Fino ad allora si vive in una nuvola, a tentoni, sotto il peso di un destino che a volte ci schiaccia, che ci fa sentire di essere stati costruiti in un certo modo e di non poterci far niente.

Si è sotto il fardello di un'esistenza che pesa, che ci fa strisciare a terra invece di sollevarci al di sopra e vedere tutti i fili, i fili con­duttori, i fili che legano cose diverse in un unico movimento di progressione verso una realizzazione che diventa chiara.

 Si deve saltar fuori da questa mezza-coscienza che è consi­derata generalmente del tutto naturale - questo è il nostro 'nor­male' modo di essere e da questo non ci tiriamo indietro neanche quanto basta per vedere e chiederci di questa incertezza, di que­sta mancanza di precisione; mentre, al contrario, sapere che si sta cercando e cercare coscienziosamente, deliberatamente, CON OSTINAZIONE e metodicamente, questa è la condizione eccezionale, quasi 'anormale'.

Eppure è soltanto in questo modo che si comincia a vivere veramente.

 Concludo dicendo:

E’ attraverso una costante crescita interiore che si può trovare un interesse sempre nuovo e inesauribile nella vita. Nessun altro modo è soddisfacente.