Avatar

"Conoscere la strada non basta; bisogna percorrerla o, se non si in grado di farlo, lasciarsi portare. La natura umana esteriore, vitale e fisica, resiste fino all'ultimo, ma l'anima, una volta che abbia sentito il richiamo, prima o poi arriva alla meta. (Aurobindo)"

Come sempre, la mente razionale -come ormai amiamo chiamarla nelle nostre chiacchiere- non ne vuole sapere di non vagliare tutto quanto ha visto su di sè nella scorsa seduta di reb e per i giorni che seguono non c'è verso di dirottarla su altro. Ma in fondo sarà pure la via giusta, quella dell'esegesi, per permettere che quei lumi intravisti respirando rischiarino un poco anche questa quotidianità così netta e certa. E noi, quindi, lo permettiamo...e l'intelletto, quello delle categorie, quello che lega, guarda attentamente tutto ciò che ci succede respirando e poi lo lega insieme a tutto quanto si presta, una volta preso dall'al-di-qua, a combaciare. Sarà come dici sempre tu di me, che  la mia zona franca, che  il campo che cammino più facile e quello in cui le immagini mi affiorano più lisce, il lavoro mio più usato... eppure, poi, scremando e dividendo le facili associazioni che immediate ci sembrano le più dritte, si deve tornare sempre all'intuizione, senza la quale io non capirei alcunchè. E non è paradossale che arrivi con qualche tempo di ritardo o che abbia sempre bisogno, per affiorare, di ritrovare quella sorta di distanza fra me e l'esperienza, come questa situazione fosse il suo unico terreno usabile. E allora arriva. Sto facendo altro, sto scrivendo una confessione o mi sto condividendo con chi mi è più caro fra tutti gli esseri, chi mi è più vicino e chi sa condividersi con me fin dove nessun altro può. Ed ora è nitida cosa tutto. I muscoli dietro le spalle che tirano e la mano che li massaggia -cosa nuova per me, che mi tenevo sempre tutto fermo, come a non voler disturbare col corpo quel mondo tutto nuovo delle altre coscienze-. E sono nitida cosa le mani sulle palpebre che schiariscono l'esterno, la testa che si volta a sinistra a cercare una luce e un qualcosa e un ambiente che forse so già, sparso forse in ricordi remotissimi. E sono ancor più nitida cosa i dolori sull'addome e le contrazioni e gli occhi che si stringono e le smorfie della bocca. Sono nitide le percezioni che avevo di me e dell'altro e sono nitidi i tuoi urli di neonato, che sembrano due o addirittura tre piangenti insieme. E di colpo, sembrano nitide cose anche tutti i sostrati di tutte le mie percezioni e dei miei moti. Di colpo, sembra così chiara l'assonanza fra questo mio attuale movimento e quelle immagini, che per intensità, forse,  simile solo a quanto ho avuto nel giorno zero.