Avatar

"Conoscere la strada non basta; bisogna percorrerla o, se non si in grado di farlo, lasciarsi portare. La natura umana esteriore, vitale e fisica, resiste fino all'ultimo, ma l'anima, una volta che abbia sentito il richiamo, prima o poi arriva alla meta. (Aurobindo)"

Caro Mario, queste due righe per dirti che il baratro per me era diventato infinito, giorno  per giorno diventava sempre più difficile uscirne. Ero assalita da ansia, depressione  e paura di vivere. Una mattina una piccola luce....decisi di telefonarti ed  stato il primo passo della mia ripresa. grazie P.

Caro Mario,
 Ho voglia di dirti che non ho più la tosse, ma ho paura di dirlo quindi  meglio non parlarne!. Un solo colpo di tosse da quando siamo rientrati e mentre "subivo" la suocera! La vera prova del nove sarà oggi a pranzo da mia madre! però sento di avere uno spazio interiore che mi protegge.
Ecco le prime sedute di reb:
 "Oggi  domenica 7 novembre  2010 e rifletto sull'esperienza nuova e stupefacente che mi sto regalando. Sento il bisogno di scrivere per fermare tutte le emozioni, una dopo l'altra e nello stesso ordine in cui mi capitano perchè sento che si tratta di un'evoluzione, passo dopo passo, nulla di improvviso e stravolgente, come  mio stile, ma piano, con attenzione, con circospezione ma stavolta con quello stupore che mi entusiasma, mi rallegra mi rassicura; il tutto in una cornice di affidamento che in questo momento sento essere totale e senza paura, che ho conseguito anch'esso passo dopo passo, accompagnata da (...)(la psicanalista); un affidamento che mi fa sentire libera, leggera, nuova.


PRIMA SEDUTA : una violenza inaudita, improvvisa, un respiro imposto, profondo, veloce, difficile, innaturale, la musica alta, forte dentro e fuori che lo copre, il freddo, l'imbarazzo, il pudore, il pentimento, la rabbia, la paura, la decisione di non venirci più: ma come ho potuto ritrovarmi qui, proprio io senza sapere nulla di lui e di questo posto; non è roba per me, (...) mi manchi, ma che ho fatto, perchè non mi hai fermato, a che serviva venire qui, del resto non mi manca niente e la psicanalisi andava a gonfie vele, finirà, finirà... E' finita, ho freddo, da (...) era stato meno violento, più dolce ma...prendo tempo. Sulla strada del ritorno decido di continuare, Mario mi dà le spiegazioni necessarie."
 
 SECONDA SEDUTA: "Per me  come fosse la prima seduta di un ciclo che voglio intraprendere e portare a termine. Sono curiosa e mi so fare dei regali senza chiedermi se sono un buon investimento. Che botta sta' seduta!! L'inizio è stato meno stravolgente dell'altra volta perchè ormai sapevo cosa mi aspettava, La musica non la vivo più come una violenza anche se mi impedisce di sentire il respiro ma a sua volta  mi protegge dall'imbarazzo;  dopo poco non so più se sto respirando o no, Quello di Mario però si sente anche con la musica!. All'inizio ho paura di non farcela,  dura, come si fa a respirar con questa violenza, mi fa male a sinistra sotto il diaframma..... Un vuoto, una solitudine enorme, cosmica già provata, la ricordo perfettamente ora, ero piccola tanto piccola, due tre anni o quattro non di più. Nessuno mi accoglie nessuno mi ascolta, a nessuno posso dire la mia paura; mamma non mi vede, non sa nulla di me, la solitudine  enorme, paralizzante, mi terrorizza e da piccola quel terrore pervadeva tutto il mio corpo a cominciare delle braccia, poi le gambe lo stomaco, come ora. E' tutto semibuio, vuoto, talmente vuoto che non ci sono nemmeno io. Una solitudine lacerante fuori e dentro nessuno mi può aiutare, nessuno sa che ho bisogno di aiuto. In fondo al buio ed al vuoto c'è una macchina bianca luccicante, l'unica luce in fondo al tunnel ma si intravede solo una parte dello sportello e non so verso quale direzione vada la macchina e sono indecisa se sia lì per me, so che dentro c'era papà ad aspettarmi ma la paura mi ha bloccato e non sono stata in grado di andare da lui che mi ha aspettato sempre ma non ha mai fatto un passo verso di me. E' lontana quella macchina e mi distrae solo un attimo da quella paura. Quando finisco sono sconvolta, avevo dimenticato quella paura che mi ha cresciuto. Mamma, sono arrabbiatissima con te ma odio me e mi sono disprezzata per tutta la settimana."


TERZA SEDUTA del 5.11.10 Con l'esperienza della settimana precedente arrivo impaurita ed incuriosita, dico a Mario che non so se a farlo mi spinge più la curiosità o il masochismo. Lui mette sul piatto della bilancia sempre la mia razionalità me la fa pesare molto, mi fa sentire insensibile e io glielo faccio fare, devo capire. Prima di iniziare a respirare ricordo il suo monito della volta scorsa:  "l'unica resistenza che puoi opporre qui è smettere di respirare" Oggi sono venuta con la precisa intenzione di respirare sempre, fino in fondo. Prima di iniziare lui mi confonde quando mi esorta a pensare al respiro e a lasciarlo fluire senza impormi, io che sono così razionale già non c'ho ricapito niente, ci devo pensare o non ci devo pensare?!.
INIZIO "l'avvio è così pesante più delle volte precedenti,  una sofferenza fisica, mi convinco di non farcela, mi sento violentata, per me  un'imposizione che faccio difficoltà ad accettare. Vorrei interrompere una e più volte ma mi fa andare avanti il pensiero che poi ricominciare sarebbe ancora più difficile, e poi mi vergogno a dire basta; aiuto non ce la faccio, mi voglio sedere , non ci riesco, mi fa male tutto dentro,  l'aria non entra,  troppo veloce non c' spazio per l'aria nel mio corpo...
INIZIA IL PANICO, prima la paura forte quella che ormai ricordo chiara e viva di quando ero piccola che mi indolensiva tutto il corpo, che mi bloccava il respiro, che mi impediva di piangere;  poi il panico, non mi posso più muovere, non riesco ad aprire gli occhi ad alzare la mano, dov'è Mario, come faccio ad avvertirlo che sto male che voglio uscire dal corpo che mi blocca, aiuto l'unica cosa che posso fare  respirarci sopra, spero che questo mi aiuti altrimenti cosa faccio? aiuto voglio uscire, voglio uscire il panico aumenta,  come ieri sull'autobus che mi riportava da Roma,  più forte, non riesco a smettere di respirare, aiuto, perché Mario non mi aiuta, si sarà accorto che ho bisogno di aiuto? Il respiro sempre attivo ogni tanto si abbassa e lì mi sorprende il panico come succede di notte quando mi sveglia e mi toglie il respiro, aiuto... riesco ad aprire gli occhi, Mario c'è per fortuna ma non mi aiuta e io ancora non riesco a muovermi e non riesco a smettere di respirare  l'unico modo per sopravvivere, e ancora panico...e panico...
Ho finito, pensavo fosse passato un quarto d'ora ma erano le 18,15, avevo iniziato alle 16,15 circa!. Quasi due ora nel panico e poi, una volta seduta, vorrei continuare come se avessi smesso troppo presto. Sto male come quando si riapre quella maledetta stanza che mi ha incastrato, il mio corpo trema senza riuscire a fermarsi, mi gira tutto intorno e...mi viene da ridere come se avessi appena ascoltato una barzelletta; lo dico a Mario ma il pudore mi impedisce di ridere come vorrei. Dopo aver parlato Mario mi induce a rilassarmi, questa volta tipo training autogeno, dieci minuti in cui sale una gioia che viene da dentro rassicurante come non mai perchè non dipende da nessun evento esterno, non può cambiare o svanire proprio perchè nulla al di fuori di me e di mutevole l'ha determinata.
 Non avevo mai provato un sentimento così vero e rassicurante e quella gioia si unisce all'amore, e mi viene dentro, non in mente ma dentro l'anima e le parole che mi detta sono rivolte all'amore della mia vita, mio marito, "amore mio quanto ti amo!". Sulla strada del ritorno ero euforica, grata a Mario come mai prima di allora e ho festeggiato da sola, dentro di me, brindando a me e al mio coraggio.
Ora devo andare, ma non ho finito di raccontare questa esperienza che mi ha fatto anche conoscere mio padre ed il suo amore, il mio viene dal suo, ora lo so.  Grazie Mario non vedo l'ora di tornare. Un abbraccio.

Ciao Mario, Ho aspettato un pò di giorni prima di scriverti, in modo da metabolizzare meglio l'esperienza della mia prima respirazione e lasciare emergere in modo spontaneo e naturale eventuali insight, cambiamenti o quant'altro. Qui sotto ti allego alcune righe descrittive di ciò che ho provato e vissuto il 15 giugno. Passando al dunque; se potessi dire a parole quello che è stato il nocciolo di significato e di sensazioni della respirazione, quello che più mi e rimasto impresso e peraltro mi ha accompagnato anche nei risvolti pratici della quotidianità, direi: ascoltare il corpo e lasciarlo agire, ascoltare le emozioni e lasciarle libere di esprimersi.  Non bloccare più nulla, anzi dargli un'opportunità di Vita. Affermare che in molti momenti della respirazione ho avvertito questo in modo molto profondo non e sbagliato ma sarebbe meglio dire che l'ho fatto, semplicemente e senza troppi passaggi mentali.
Ho capito che anche se ascoltarsi può essere difficile, far male o sembrare impossibile, alla fine tutto passa e resta la libertà, il nulla, un sorriso e la consapevolezza che non ce niente di più naturale e bello che lasciarsi Essere.
Questo e un grosso nodo del mio aspetto caratteriale e biografico che mi aspettavo venisse fuori. In questo momento, scrivendo, ed in generale in questi giorni, sembra che gli eventi ed un naturale flusso interno mi spingano a prendere consapevolezza di questa libertà ad un piano diverso da quello mentale. A viverla concretamente.
Un abbraccio a te, Stefania, Antonio e ai simpatici amici di Trasacco  (dell'altro non ricordo il nome).
 
Antonio

E' difficile spiegare ciò che è stata la mia esperienza ad Asti, come dici tu le emozioni si vivono non possono essere raccontate...perderebbero la loro vera essenza. Per me è stato un cocktail di grandi emozioni dallo stupore alla gioia di essere lì, di respirare un'atmosfera magica, di accorgermi che in fondo sono "normale" e che tutti i pensieri e le paure sono veramente frutto di una mente che va da sè e che non rispecchia il "Vero Me"! Grazie di cuore Mario per aver creduto in me, in noi, per non averci mai abbandonato e per esserci sempre!!! Un caloroso abbraccio da chi sta iniziando a scoprire una "LUCE INTERIORE" che è parte di me ma che non sapevo di avere! Un bacio. A.

Ho rifiutato la vita, non volevo nascere, ma sono nata.
Sono nel Castello Aragonese di Ischia. E' la mia sesta seduta di rebirthing. La prima risale all'estate del 2006. Respiro e muovo le gambe, come in una danza, mentre immagino un indiano che danza davanti ad una bimba, immagino che possano integrarsi in un solo spirito. Inspiro ed espiro vocalizzi cantati in A ed E. Poi espiro più forte. Visualizzo le mie mani dentro la testa di una persona che tanto mi ha fatto patire, ne avverto la fluidità  liquida, un fiore rosso dentro la sua testa si trasforma in un altro fiore rosso e quest' ultimo  si trasforma in ali rosse che indosso. Poi mi vedo carponi. Faccio resistenza (la solita!), non ho voglia di mettermi carponi, mi dico. Poi decido di seguire quell'intuizione.  Mi metto carponi, ma voltata verso il muro. Le gambe sotto l' addome , le braccia sotto il torace, la testa poggiata con le guance, prima una poi l' altra , a terra sul tappetino. Respiro forte. Mario mi tocca la colonna vertebrale. Formulo pensieri, non pensati con la ragione, direi che affiorano alla consapevolezza dall'inconsapevole, attraverso la tecnica  del respiro, si fanno "esperienza" che coinvolge corpo e cuore, nella piena lucidità  e nella più completa presenza di sè: "Mamma" , e piango, "come faccio mamma? non cè contatto". Mario si allontana ed io piango più forte e penso senza pensare: "mamma non mi vuole" "non sono buona". "ti punisco, NON VOGLIO NASCERE" "ma papà.. papà  ride" "posso nascere lo stesso" ora il pianto ed il riso si mescolano, ma il riso mi resta dentro e mi rende felice... "quanto sei stato importante papà" e questa volta parlo, subito dopo, visualizzo il budda di marmo che era sul camino della nostra casa. Poi mi alzo sulle ginocchia, accaldata e sudata, qualcuno mi tocca sulle spalle, non so chi , ho gli occhi chiusi, prendo la sua mano, chiedo senza parole un abbraccio, mi cullo in quell' abbraccio e cullo chi mi abbraccia,  un momento di profonda gioia e gratitudine, sono in pace con me stessa, c'è in quell'abbraccio un'energia d'amore che sembra espandersi dai corpi. Più tardi, nel momento della condivisione, ringrazio Mario che è stato il mio ostetrico. Quanto alla visualizzazione del Budda. E', mi dice il prof. Filippo Falzoni, il budda che ride, il budda cinese. Mio padre, aveva acquistato quel Budda, e come quel budda, aveva la stessa grossa faccia sorridente e lo stesso grosso corpo placido, ricomprendo la sua calma eterna, la serena e fondante forza del suo sorriso, la sua profondissima e saggia soddisfazione di vivere. Non era un uomo semplice, come dice la mia mente razionale, era un'anima che amava la vita, per questo ispirava tranquillità, serenità e fiducia. Non avrei potuto nascere, se non attraverso mia madre, ma è lui che mi ha accolto.