TESI DI LAUREA SUL REBIRTHING
UNIVERSITA DEGLI STUDI DI ROMA
LA SAPIENZA
FACOLTA DI PSICOLOGIA 1
Scienze e Tecniche Psicologiche per lintervento clinico per la persona, il gruppo, le istituzioni.
Elaborato Finale
Matricola                       Docente
Iole Calvigioni           Prof. Guido Cimino
n.833989 Cattedra Storia dellaPsicologia
INDICE
Introduzione

Contesto socio-culturale negli Stati Uniti d’America dalla fine degli anni 50 alla fine degli anni70.
Introduzione alla psicologia umanistica: concetti teorici e metodologia d’intervento.
Il movimento transpersonale.
Il contributo di Ken Wilber alla psicologia transpersonale.
Conclusioni.
Bibliografia.
Introduzione
Scopo di quest’elaborato è di illustrare le caratteristiche peculiari del movimento umanistico – esistenziale e del movimento transpersonale e di presentare il contributo di un autore, Ken Wilber, alla psicologia transpersonale.
Il contesto socio culturale degli Stati Uniti dalla fine degli anni 50 alla fine degli anni 70 , dove entrambi i movimenti sono nati e si sono sviluppati, ha favorito un clima di grande apertura e collaborazione nellambiente della ricerca scientifica, stimolata sia da uneconomia che assegnava consistenti risorse
economiche, sia dalla formazione di gruppi di ricerca interdisciplinare dove partecipavano esponenti di diverse discipline scientifiche: psicologia, antropologia, matematica, fisica, filosofia, neuroscienze ecc..(cap.1)
A partire dagli anni ’60, infatti, il termine olistico come sinonimo di “intero” ha iniziato a diffondersi maggiormente nello studio della medicina, della psicologia, dell’ecologia ecc. divenendo principio epistemologico della scienza moderna. Utilizzando concetti analoghi quali “organismico” “integrazione”,
“Gestalt”, la moderna teoria dei sistemi, la psicologia della Gestalt e recenti posizioni filosofiche hanno indicato, in ultima analisi, la necessità di pensare in termini di sistema di elementi in reciproca interazione e compenetrazione.
Un tale cambiamento di paradigma nel pensiero occidentale ha stimolato, conseguentemente, l’adozione di una visione olistica , un nuovo approccio allo studio delluomo nella direzione di una collaborazione interdisciplinare finalizzata anche a una riconciliazione tra i diversi campi del sapere.
Le scienze umane, e la psicologia in particolare, hanno per questo dovuto non solo rendersi conto, ma rendersi interpreti di questi avvenimenti e aprirsi, come è accaduto soprattutto con la psicologia umanistica e transpersonale, ad una nuova considerazione della coscienza, che ha ampliato la via alla costruzione di
quella psicologia, definita integrale, caratterizzata dal superamento del riduzionismo e dall’ampliamento del campo dindagine anche alle dimensioni trascendenti, alla conoscenza di Se e allautorealizzazione.
Le ricerche scientifiche nell’ambito delle neuroscienze e gli studi sugli stati alterati di coscienza condotte negli ultimi anni hanno influenzato notevolmente la psicologia e le prospettive terapeutiche, evidenziando l’opportunità, per l’uomo contemporaneo, di trasformare radicalmente il proprio rapporto con la vita, attraverso la coltivazione dell’immenso potenziale latente e della sua completa espressione, oltre i limiti dei sistemi psicologici ordinari, modellati per lo più attraverso l’acculturazione. L’influenza di quest’ultima, infatti, sembra avere frammentato l’esperienza umana, strutturando la coscienza in modo da facilitare talune capacità adattive, inibendo per lo sviluppo di altre indicative potenzialità da sempre disponibili all’essere umano.
Più alti obiettivi terapeutici hanno stimolato così la ricerca di nuove tecniche elaborate scientificamente, alcune delle quali ispirate dagli studi di laboratorio sugli effetti conseguenti all’impiego di sostanze psicoattive (es. LSD, psilocibina, mescalina) e modellate sulla base delle antiche tradizioni
sapienziali dello Yoga, del Tantrismo e del Taoismo sviluppate in modo sistematico dai primordi della civiltà sino ad oggi, prevalentemente in Oriente.
Il riconoscimento del potenziale della mente, e della possibilità di trascendere l’io, la correlazione tra lo sviluppo del sistema nervoso e i livelli di coscienza, e l’interconnessione di tutte queste dimensioni interiori ed esteriori sono le basi di una visione “Integrale”.
Nel 1962, un gruppo di psicologi, sotto la guida di Abraham Maslow, fondò l’American Association for Humanistic Psychology (cap.2). Una caratteristica peculiare di questo movimento è che alla sua nascita la psicologia umanistica appare più un insieme di orientamenti che non una teoria sistematica della
personalità umana e della psicoterapia.
L’orientamento psicologico inaugurato dalla psicologia umanistica accentua il carattere d’irriducibilità di ogni soggetto; le motivazioni all’azione, infatti, non sono immediatamente riducibili alle pulsioni sottostanti, ma sono promosse da valenze non quantificabili, come il bisogno di esplorazione, la creatività, la visione del mondo in cui si esprime la propria identità, la qualità di relazione con gli altri e soprattutto l’autorealizzazione che alla base dell’interpretazione umanistica del bisogno, della motivazione e della
personalità.
Sul piano teorico le linee orientative della psicologia umanistica sono desunte: dalla filosofia dell’umanesimo, che ha per oggetto la conoscenza dell’uomo, del suo pensiero, della sua attività spirituale e del suo comportamento attraverso i tempi; dall’esistenzialismo, che offre un’ampia descrizione delle figure dell’esistenza; dalla fenomenologia, che descrive le modalità con cui l’esistenza si declina nei fatti esperienziali, e dal pragmatismo dove l’attenzione per l’azione correlata all’impianto motivazionale di cui Maslow rivendica l’autonomia rispetto alla dinamica pulsionale.
Abraham Maslow, figura centrale della psicologia umanistica, riconobbe i limiti della psicologia e della psichiatria occidentale. Il lavoro teorico di Maslow fu messo a punto anche grazie all’osservazione di soggetti eccezionalmente sani, da lui chiamati i self-actualizers (autorealizzatori), e della loro tendenza ad
avere, generalmente per brevi momenti, esperienze di picco (peak-experience) spontanee, estatiche e unitive, tali da richiamare gli stati di profonda consapevolezza delle esperienze mistiche riportate e tramandateci nei secoli dalle culture, e variamente definiti come: estasi, coscienza cosmica, esperienza
oceanica, Nirvana, Satori, Samadhi, beatitudine ecc.
Dall’indicazione che la salute psicologica potenziale potesse includere possibilità non ancora considerate dalla corrente principale della psicologia umanistica, fu fondata, nel 1969, negli Stati Uniti la prima associazione di Psicologia Transpersonale[1],- Association Transpersonal Psycology – ad opera di
personalità quali: Charlotte Buhler, Alan Watts, Arthur Koestler, Viktor Frankl,
Antony Sutich, Stanislav Grof, Jim Fidiman, Carl Rogers e naturalmente lo stesso Maslow (cap.3)
Uno degli scopi del Movimento Transpersonale è l’indagine del carattere di realtà e il valore implicito in stati “altri” di coscienza, oltrepassando la convinzione che la salute mentale ottimale risieda unicamente nell’unica condizione considerata reale ravvisabile nel normale stato di veglia.
A partire da questo singolo stato, noi valutiamo e deriviamo in modo esclusivo la nostra visione del mondo; volgendosi allo studio specifico delle più alte umane potenzialità di tipo creativo, cognitivo ed etico, la ricerca transpersonale sposta il focus, dedicandosi in particolare allo studio della dimensione spirituale della coscienza analizzando, attraverso un adeguato metodo d’indagine sperimentale che non limiti il suo obiettivo al solo criterio quantitativo, ma lo completi con il valore qualitativo dell’esperienza di altri
stati di coscienza oltre la veglia quali, il sogno, il sonno e numerosi stati contemplativi.
La psicologia transpersonale subisce inoltre una forte influenza da parte delle più recenti acquisizioni della fisica moderna e della biofisica ed in stretto rapporto con la sociologia e l’antropologia.

In considerazione di questo la psicologia transpersonale sembra connotarsi come un vasto movimento di pensiero e di ricerca che, in quanto tale, travalica gli ambiti e i limiti della psicologia per contribuire alla nascita di una nuova scienza della Coscienza che assume, come schema di riferimento, la visione olistica, ecologica e sistemica della vita.

Infine, il contributo di un autore, Ken Wilber, alla psicologia transpersonale (cap.4).

La sua prima opera, Lo Spettro della Coscienza (1973), ha rivelato subito l’originalità del suo pensiero, il cui scopo era l’integrazione delle psicologie occidentali e orientali, dimostrando come tutte le diverse scuole di pensiero possono essere integrate in un paradigma teorico di riferimento, finalizzato alla spiegazione e comprensione del funzionamento della coscienza umana.
Ken Wilber sostiene che quest’ultima pluridimensionale, o meglio, composta di vari livelli; che le principali scuole di psicologia, psicoterapia e religione si rivolgono ciascuna ad un livello diverso; e che queste scuole sono perciò non in contraddizione ma complementari, in quanto il loro approccio più o meno valido e corretto limitatamente al livello di coscienza cui esse si rivolgono.
ll lavoro di Wilber ha assunto dal 1995 in poi una dimensione così vasta che trascende ormai l’ambito strettamente psicologico e transpersonale. Egli, infatti, a “transpersonale” preferisce ormai il termine “integrale”. E’ questa un’indicazione del fatto che il suo pensiero ha raggiunto una capacità di sintesi
che abbraccia molte discipline e ambiti di ricerca. La sua genialità consiste soprattutto, a mio parere, nell’avere elaborato un metodo e un modello di conoscenza veramente olistico che riesce a rendere conto delle inesauribili interrelazioni che collegano tutti gli aspetti dell’universo, soggettivi e oggettivi, interiori ed esteriori. Un metodo integrale, dunque, e sintetico.
In questo lavoro è proposta una descrizione, inevitabilmente superficiale e non esaustiva, del pensiero e dell’opera dell’autore che meriterebbe sicuramente una trattazione a parte -.
Dal 1973 ad oggi Wilber ha scritto diciannove libri e numerosi articoli ( la maggior parte dei quali non ancora tradotti in italiano) ampliando e arricchendo il suo modello.
Nella parte finale conclusioni – alcune riflessioni personali su quanto trattato nell’elaborato
1. Il contesto socio-culturale negli Stati Uniti d’America dalla fine degli anni 50 alla fine degli anni 70
I decenni che vanno dagli anni Cinquanta agli anni Settanta, certo sono per gli USA decisivi, non solo perchè sanciscono l’ingresso stabile nella cultura, nella politica e nell’assetto militare europeo, ma anche perchè definiscono importanti trasformazioni all’interno dello stesso paese.
Nel panorama scientifico si assiste alla creazione di un clima di grande apertura e collaborazione nell’ambiente della ricerca scientifica. Ricerca che era anche stimolata da un’economia che assegnava consistenti risorse economiche.
Tale clima permetteva un abbondante scambio di informazioni e la formazione di gruppi di ricerca interdisciplinare dove partecipavano esponenti di diverse discipline scientifiche: psicologia, antropologia, matematica, fisica,filosofia, neuroscienze ecc..
Alcuni fenomeni si segnalano ai fini di questa ricerca, solo a titolo di fornire una cornice storica sicuramente superficiale e riduttiva per descrivere il contesto socio culturale entro cui i due movimenti psicologici descritti in seguito si sono sviluppati.
– La caccia alle streghe marcata dalla paura viscerale del pericolo rosso del Presidente Mc Carthy;
– I grandi investimenti per la realizzazione d’imprese spaziali e la conseguente contesa, anche su questo piano, con l’U.R.S.S.;
– La Presidenza Kennedy (primo presidente cattolico degli USA, nonchè d’origine irlandese) e la sua tragica fine;
– La nascita del movimento nero grazie alla presenza carismatica di Martin Luther King;
– La guerra fredda;
– La nascita di grandi organizzazioni internazionali con finalità comuni e condivise (ONU, NATO, FAO, UNESCO ecc…) dopo il secondo conflitto mondiale;
– La nascita, a partire dalla California, del fenomeno beat prima ed hippie in seguito;
– L’esportazione dagli USA all’Europa di stili di vita e soprattutto di oggetti del vivere quotidiano (jeans, lavatrice, televisione, il periodico selezione del Readers Digest), che più di ogni altra politica decisa a tavolino hanno rapidamente americanizzato l’Europa;
– L’emigrazione dei grandi cervelli in USA dall’Europa a causa della persecuzione dei nazisti prima e per la gran disponibilità da parte delle università americane di supportare la ricerca e la progettazione (nei campi della fisica, della psicologia, nella matematica ecc…);
– La diffusione delle filosofie orientali (Buddismo, Taoismo, Induismo ecc…) nella cultura americana;
– La crisi cubana;
– Le guerre in Vietnam e Cambogia;
– L’uso e abuso di sostanze stupefacenti.
I fatti sopra elencati hanno rivelato al mondo intero una verità fino allora impensabile: era finita per sempre l’epoca della distanza culturale e fisica tra i Paesi; l’informazione ormai rapidamente circolava, senz’altro marcata da una parte d ideologismo tra i due massimi schieramenti.
Il Capitalismo ed il Comunismo non erano più due tendenze politiche ancorché importanti, ma due sistemi di vita complessi ed articolati al loro interno, rigidamente distinti senza possibilità dialettica e di osmosi.
Era pressochè impossibile entrare negli USA per chi avesse solo manifestato simpatie verso i partiti di sinistra, (che in Europa erano legali e legittimati da libere elezioni) e lo stesso avveniva oltre cortina.
Il mondo sembrò parzialmente aprirsi a più ampie prospettive nell’era di Kenneky, Kruscev e Papa Giovanni XXIII, ma l’illusione durò poco ed il 1963 drammaticamente portò via due artefici del possibile riavvicinamento: Kennedy e Papa Giovanni XXIII.
Nel novembre del 60′ salì alla presidenza degli USA il democratico J. F. Kennedy, il quale proveniva da una ricca famiglia di origine irlandese e divenne a soli 44 anni il più giovane presidente americano. Appoggiato da gran consenso e da gruppi di intellettuali, Kennedy cercò di continuare la politica progressista di
Wilson e Roosvelt. Tante furono, in politica interna, le riforme applicate da Kennedy per aumentare la spesa pubblica, soprattutto per ciò che riguardava le esplorazioni spaziali, programmi sociali, e tentativi d’ integrazione razziale.
La politica esterna, invece, fu caratterizzata da una linea ambivalente, assunta da Kennedy, tra quella pacifista, propensa alla distensione con l’est ed una che salvaguardava gli interessi degli USA. Nel giugno del 61′, a Vienna, ci fu il primo incontro tra Kennedy e Kruscev, che non ebbe tuttavia gli esiti sperati;
infatti, gli USA riconfermarono il loro appoggio a Berlino Ovest e i sovietici in risposta alzarono un muro (di Berlino) per evitare fughe (all’epoca molto diffuse dall’una all’altra parte). Ma, in questo periodo, il momento più drammatico si ebbe in America Latina, quando Kennedy (all’inizio della sua
presidenza), tentò di reprimere il regime socialista di Cuba, appoggiando vari gruppi di esuli anti-castristi; questo tentativo si attuò nel 61′, nella “Baia dei Porci”, ma si risolse comunque in un fallimento. L’Unione Sovietica reagì installando, nella stessa Cuba, delle basi di lancio per missili nucleari.
Quando le basi furono scoperte dagli americani, fu immediatamente ordinato un blocco navale intorno Cuba, in modo da evitare che navi sovietiche raggiungessero l’isola. Per pochi giorni la situazione si fece molto tesa, fino a quando Kruscev cedette, acconsentendo allo smantellamento delle basi
missilistiche, a patto che gli USA si astenessero da azioni militari contro essa. Questa vicenda, contribuì a creare una fase di distensione, tanto che nel 63′ USA e URSS firmarono un trattato che sanciva la messa al bando degli esperimenti nucleari nell’atmosfera. In questi anni, dunque, si accentuò il tono pacifista, e l’antagonismo tra USA e URSS divenne chiave di competizione economica tra i due paesi. Tuttavia, nonostante la sfida lanciata da Kruscev verso i paesi capitalistici, il leader sovietico venne smentito dall’andamento negativo dell’economia del suo paese e fu dimesso. Poco tempo dopo, scomparve
anche l’altro importante protagonista di quegli anni, Kennedy, il quale fu assassinato nel Texas a Dallas, da mandanti politici ancora oggi sconosciuti; stessa sorte toccò al fratello R. Kennedy e al pastore di colore Martin Luther King (leader del movimento anti-segregazionalista). Il successore di Kennedy, fu Lynday Johnson, che, nonostante lo sviluppo di molti progetti di legislazione sociale, commise l’errore di legare il proprio nome alla sfortunata, quanto impopolare, guerra del Vietnam. Quest’episodio, che si protrasse per oltre 10 anni, tra il 64-75′, rappresenta il momento di scontro più acuto tra Usa e mondo comunista, allora scisso tra Cina e URSS, comunque unito per quanto riguarda i sostegni bellici ed economici verso le forze antiimperialistiche[2].
In questo panorama storico, la cultura USA manifestava già sul finire degli anni 50 spinte fortemente innovative; la beat generation nasce in quegli anni; in essa interagiscono fattori psicologici, di costume e di moda, e prese di posizione morali, intellettuali ed artistiche.
La società americana di questo periodo, percorsa da mille contraddizioni che finiscono per bloccarla in un immobilismo senza avvenire e senza speranza.
Infatti, per un verso gli USA, che hanno combattuto in difesa della democrazia contro il nazismo, sono considerati da molti il simbolo dalla libertà e della giustizia; dall’altro vivono sotto l’incubo della guerra fredda, costantemente minacciati dal rischio di un conflitto nucleare. Inoltre, la paura del comunismo, scatena una vera e propria persecuzione nei confronti di tutti coloro, in particolare intellettuali e artisti, che hanno manifestato o manifestano simpatie per la sinistra (la cosiddetta “caccia alle streghe” orchestrata dal senatore Mc Carthy). Tutto ciò crea un clima pesante, che fa vacillare l’immagine del paese, da sempre considerato la culla della libertà.
Sul piano dei costumi, per un verso si assiste al dilagare del consumismo, nel quale sembra essersi incarnata la promessa di felicità, garantita dal primo articolo dalla Costituzione, per altro persistono modelli di vita conformistici che bandiscono, come attività pericolose e immorali, il ballo, le relazioni sessuali e le corse in motocicletta.
I giovani della beat generation non si riconoscono in questo tipo di società ed esprimono il loro rifiuto con azioni nelle quali confluiscono atteggiamenti diversi: ribellione, manifestata attraverso la scelta di un’esistenza vagabonda sulle strade e sui treni d’America e attraverso la libertà sessuale; rinunzia,
voglia di una vita sfrenata e senza regole, esigenza d’autenticità e onestà in qualsiasi tipo di rapporto, vita comunitaria ecc.
Nel 1956 Allen Ginsberg pubblica The Howl e nel 1957 Jack Kerouac pubblica il frenetico On the Road, scritto in breve periodo su un unico rotolo di carta che si snodava metaforicamente come la Route 66, la strada che da allora divenne simbolo giovanile per eccellenza dell’eterno andare e della libertà del viaggio.
Fondata sui ritmi del be-bop e del jazz nella sua accezione free, la beat scopriva i ritmi black e simponeva di rompere le rigide costrizioni sintattiche, imponendo limiti spazio-temporali diversi e una diversa dimensione (persino iconica…) della scrittura, così come facevano nell’arte figurativa Jackson Pollock ed Andy Warhol.
Di questo pensare tutto californiano, di San Francisco, almeno negli esordi, in Europa arriva traccia sporadica e solo in ambienti culturalmente più aperti.
In Francia, dove Kerouac si recò, Parigi era l’ambiente e la fonte d ispirazione adatto al proseguire la sua ricerca innovativa. Del resto, l’Esistenzialismo di Sartre e Simone de Beauvoir avevano già posto le basi per una profonda rimeditazione culturale.
In Italia fu Fernanda Pivano, allieva di Cesare Pavese, (probabilmente il primo letterato italiano ad aver avuto contatti meditati e veri con la letteratura nord americana), la mediatrice culturale fra beat generation e impulsi di rinnovamento italiani; ma lItalia era ancora impreparata ad accogliere fenomeni di rinnovamento così drasticamente di rottura e comunque siamo gi negli anni 60 quando la beat generation comincia a fare breccia.
Anche negli USA, Allen Ginsberg si dirà stupito nel vedere come le sue opere, bistrattate ed incomprese al pari di quelli di altri beat come Gregory Corso, William Carlos Williams, Burroughs e Kerouac, sul finire degli anni Sessanta cominciassero a riecheggiare, mediate soprattutto da musicisti e cantautori,
primo fra tutti Bob Dylan (al secolo Zimmerman, il cognome desunto dal poeta Dylan Thomas, dell’area dei poeti veggenti e ben presto mito giovanile).
E siamo gi negli anni 60, il decennio della crisi cubana che riportò nel mondo l’incubo della guerra globale, il decennio della guerra del Vietnam.
Da un punto di vista culturale questo il decennio del movimento hippie e della stabilizzazione, nella coscienza collettiva, dell’ipotesi di un fenomeno giovanile e di una problematica complessa ed ormai drasticamente distinta dal mondo adulto.
Non si tratta più solo di fenomeni sporadici quali quelli della gioventù bruciata di James Dean, che anticipavano atteggiamenti di ribellione giovanile ancora generici e legati al mito (forse un po futurista…) della macchina, dei jeans e del giubbotto di pelle, ma si tratta ormai di una più consapevole rottura
con il precedente sistema di valori.
Il movimento hippie ebbe i suoi esordi, a ben vedere, in una sorta di misticismo un po bohemienne un po religioso; una volta nato a San Francisco all’ombra del grande Campus universitario dellU.C.L.A, cercava una religiosità generica e non convenzionale. Nasce così il movimento Jesus Revolution, che ravvisava nella
figura di Cristo (considerata nella sua umanità e non in senso escatologico) un artefice rivoluzionario.
Quest’idea era funzionale ai bisogni dell’universo giovanile dell’epoca, teso alla rottura delle gerarchie ed alla destrutturazione delle istituzioni, soprattutto le più costrittive, quali: chiesa, esercito, stato, famiglia.
L’espressione beat-generation fu coniata da Kerouac e divulgata da J. Clellon Holmes sulle pagine del New York Times nel 1952. E’ una generazione iconoclasta, innovatrice, che unisce l’amore per il jazz con gli allucinogeni, un’ondata d’energia che infrange il torpore di una nazione autocompiaciuta e cruenta. E’
l’inizio della “controcultura” degli anni ’60, con il rinnovato interesse per lo sperimentalismo e la ricerca di alternative espressive alla civiltà “occidentale”. Si trattò simultaneamente dell’invenzione di uno stile di vita e della ricerca di nuove forme di espressione. Al trionfo della civiltà dei consumi
e all’irrigidimento conservatore del Nordamerica di Eisenhower, i beats opposero
il loro individualismo anarchico, il dissenso politico condiviso dagli
intellettuali bohmiens delle generazioni precedenti, l’utopia della povert e
della vita comunitaria. La societ square (borghese, puritana) aveva bandito la
libert sessuale, la vita vagabonda, l’alcool, le droghe: proprio in queste
pratiche i beats ricercarono gli strumenti di liberazione e di esplorazione
della coscienza. Nella loro critica al razionalismo delle culture occidentali, i
beats trovarono suggestioni nelle filosofie mistiche orientali. All’aggettivo
“beat” diedero il duplice significato di battuto e di beato, ossia illuminato
attraverso la sconfitta e la rinuncia ai valori convenzionali.
Coerentemente essi cercarono stimoli all’elaborazione di un nuovo linguaggio
nella grande poesia mistica e visionaria di Whitman, Blake, Rimbaud, ma anche
nel jazz di Lester Young e Charlie Parker, assunto come modello di spontaneit’ e
dimprovvisazione calcolata. Giungendo cos alla riscoperta e al recupero delle
radici orali ‘biologiche’ della parola poetica. Lo stile di vita, privato delle
motivazioni politiche originarie, decadde poi a fenomeno di costume, manipolato
da una pubblicit abilmente denigratoria (nacquero i beatniks). Le pratiche di
scrittura invece, inaugurate dai primi beats, agirono come una forza innovativa
nella produzione occidentale degli anni ’50 e ’60. Nel Nordamerica del dibattito
politico causato dalla guerra in Vietnam, la beat generation conflu in parte nel
movimento hippie, in parte serv a stimolare il formarsi della “controcultura”.
Negli anni ’80 l’ultimo residuo delle atmosfere beat nel gruppo del Naroda
Institute di Boulder, centro di meditazione buddhista e di culto Zen[3].
Su questo terreno di coltura, le varie frammentazioni del ribellismo giovanile
sincontrano e danno vita ad una delle prime imponenti ribellioni al sistema,
loccupazione dellU.C.L.A di cui documento il film Fragole e Sangue di Stuart
Hagmann, il primo dopo Easy Rider che compiutamente affronti il problema
giovanile da unottica non moralistica e con un punto di vista interno al
fenomeno stesso.
Non si pu parlare di quegli anni senza menzionare il fenomeno droga e la sua
diffusione, dapprima in USA e poi in Europa e soprattutto luso degli acidi (LSD)
considerati come veicolo dampliamento dellarea percettiva per ottenere stati
modificati di coscienza (in ci occupando il posto del vecchio assenzio e
delloppio dei bohemiennes europei del XIX sec. e della pi raffinata cocaina,
appannaggio delle classi elevate degli esordi del XX sec.).
Oltre al consumo disordinato ed illegale di droghe non solo allucinogene
diffusosi a partire da quegli anni nel mondo giovanile, assistiamo al fenomeno
dellassunzione scientificamente controllata di cui si fece fautore il medico e
psichiatra Timothy Leary (1920-1996); a questi esperimenti si sottopose, in modo
sistematico, lesponente della beat generation Burroughs, autore dellopera The
nacked lunch (1959).
Burroughs, in seguito, dichiar il fallimento dellesperimento ed il lunghissimo
dramma della disintossicazione. Per Timothy Leary, invece, continuare luso di
sostanze psichedeliche a scopo scientifico ma in modo illegale procur oltre che
la carcerazione anche lesilio dagli Usa fino alla sua morte.
Altri esponenti ricercatori hanno comunque ripreso e ampliato gli studi da lui
svolti con lutilizzo di sostanze psichedeliche e oggi tali ricerche hanno
ampliato i confini delle nostre conoscenze in campo neurofisiologico,
psicologico e psichiatrico.
Nella moderna ricerca sulla coscienza, infatti, uno dei contributi pi importanti
stato dato certamente da Stanislav Grof. In quarant’anni di ricerche nel campo
degli stati non ordinari di coscienza, Grof, psichiatra di formazione, ha svolto
una vera e propria opera pionieristica che ben s’ inserisce nel nuovo paradigma
scientifico. Grof ha iniziato i suoi studi nell’ambito della ricerca
psichedelica, conducendo personalmente oltre quattromila sedute psichedeliche
(con LSD, psilocibina, mescalina, dipropil-triptamina, diossimetileneanfetamina)
a scopo terapeutico; in pi, ha partecipato ad oltre duemila sedute
condotte da suoi colleghi.
Scrive Grof:
Una significativa percentuale di tali sedute aveva come soggetti alcuni pazienti
affetti da varie forme di disordini emotivi e psicosomatici: depressioni,
psiconevrosi, malattie psicosomatiche, alcolismo e tossicodipendenza. Un altro
largo gruppo era formato da persone con diversi tipi di cancro, molte delle
quali a uno stadio terminale. In questa ricerca, l’obiettivo non era soltanto
quello di alleviare la sofferenza emotiva e gli acuti dolori fisici associati
alla condizione patologica, ma soprattutto di offrire ai pazienti un’opportunit
di raggiungere stati mistici per diminuire la loro paura di morire e trasformare
quindi l’esperienza della morte. L’ultimo gruppo era costituito da volontari
normali: psichiatri, psicologi, assistenti sociali, ecclesiastici, artisti,
studiosi di diverse discipline che hanno preso parte spontaneamente alle sedute
psichedeliche per desiderio di comprendere e di provare.[4]
La musica diventa in quegli anni, fra la fine del 69 ed il decennio successivo,
il collante ideologico privilegiato fra i giovani del mondo occidentale che nel
frattempo, con il maggio francese (1968), approdavano anchessi a compiute forme
di protesta.
Uno spartiacque storico fra lo spontaneismo anche folclorico dei figli dei fiori
e la protesta successiva, pi organizzata e pi consapevole (contro il Vietnam, a
favore dellintegrazione razziale etc) fu il concerto di Woodstock nel 1969.
I giovani probabilmente ebbero da quegli unici tre giorni di happening, la
dimensione della forza del gruppo e della capacit daggregazione.
Gli stili musicali e dabbigliamento (quelli che con maggiore evidenza simpongono
anche allattenzione dei distratti) si andavano diffondendo in tutto loccidente
con resistenze (e stupore…) pi marcate laddove (come in Italia) pi forte era
la tradizione della famiglia patriarcale, fortemente messa in crisi dalle
contestazioni giovanili; inoltre non pu essere dimenticato, in questopera di
persuasione e di stimolo al rinnovamento anche iconico, il ruolo di un veicolo
culturale potente quale fu, nella musica, limpatto del rock.
Tornando agli USA, lassassinio (in sei anni) dei due fratelli presidenti Kennedy
e di Martin Luther King non fren lansia di rinnovamento; sempre pi spesso si
protestava contro la guerra del Vietnam, anche con lobiezione fiscale (tasto
molto sensibile negli USA) e contro le leggi razziste che separavano i bacini di
contenimento di bianchi e neri.
Il mondo, in ogni modo, cambiava rapidamente ed in questo fervore sinseriva
anche un nuovo modo di guardare alla malattia psichiatrica e alla devianza in
genere.
2. Introduzione alla psicologia umanistica: concetti teorici e metodologia
dintervento
Nel 1962 un gruppo di psicologi, sotto la guida di Abraham Maslow, fond
lAmerican Association for Humanistic Psychology. Gi tra il 1957 e il 1958 Maslow
e Mustakas avevano organizzato a Detroit due meeting per psicologi interessati a
fondare unassociazione professionale dedita a una nuova visione umanistica della
psicologia e della psicoterapia.
Nel 1961 era gi uscito il primo numero della rivista The Journal of Humanistic
Psycology diretta da Antony Sutich.
Nel 1964 ad Old Saybrook, nel Connecticut, si tiene la prima conferenza che
raccoglie psicologi (tra cui Gordon Allport, J.F.T. Bugental, Charlotte Buhler,
Abraham Maslow, Rollo May, Gardner Murhpy, Henry Murray e Carl R. Rogers) e
umanisti provenienti da altre discipline (come Jacques Barzun, Rene Dubos e
Floyd Matson) [5].
Nellagosto 1970 si tiene presso la nuova Universit di Amsterdam il primo
Congresso Internazionale di Psicologia Umanistica.
Negli anni successivi sono soprattutto Abraham Maslow (1908-1970), Rollo May
(1909-1994) e Carl R. Rogers (1902-1987) i propulsori di questo nuovo movimento.
Il principale obiettivo dei componenti di questorganizzazione fu quello di
esplorare le caratteristiche del comportamento e la dinamica delle emozioni di
una vita umana piena e sana.[6]
Il manifesto dellAHP si presenta con quattro elementi fondamentali ampiamente
condivisi:
1. Attenzione alla persona che esperisce: lesperienza diretta ad assumere un
ruolo centrale nella relazione e non losservazione esterna del comportamento;
2. Centralit delle qualit specificamente umane, come la scelta, la creativit, la
valutazione, la salute, lautorealizzazione, lautotrascendenza; lo studio di
queste qualit nella psicologia dimostra che gli esseri umani possono essere
creativi e nobili, capaci di perseguire valori e ispirazioni elevate;
3. Uso di metodi di ricerca orientati al significato nella scelta dei problemi
piuttosto che alla sola oggettivit scientifica (partecipazione attiva dello
sperimentatore);
4. Interesse e apprezzamento per la dignit e il valore delluomo ed un impegno
inteso a sviluppare tutto il potenziale inerente ad ogni persona[7]
2.a. Concetti Teorici
Le tradizionali scuole di Psicologia (strutturalismo e comportamentismo, in
particolare) rivendicavano unautonomia dalla filosofia proprio grazie anche
alladozione della metodologia delle scienze naturali, che prevedono criteri di
sperimentazione e di quantificazione specifici; nella psicologia umanistica
invece, a fronte delle tendenze riduzionistiche e meccanicistiche al tempo
prevalenti, diversi psicologi si unirono per dimostrare che la vita e il
comportamento delluomo sono un sistema comprensivo e integrato, in cui i valori,
i fini e il senso giocano ruoli essenziali recuperando limportanza di alcune
matrici filosofiche, in particolare lumanesimo e lesistenzialismo.
Altra caratteristica peculiare di questo movimento che alla sua nascita la
psicologia umanistica appare pi un insieme di orientamenti che non una teoria
sistematica della personalit umana e della psicoterapia.
Lorientamento psicologico inaugurato dalla psicologia umanistica, persuasasi
dellirrilevanza, in termini di significativit esistenziale, delle ricerche
psicologico-sperimentali e dei presupposti deterministici che sono alla base
della teoria psicoanalitica, accentua il carattere dirriducibilit di ogni
soggetto; le motivazioni allazione, infatti, non sono immediatamente riducibili
alle pulsioni sottostanti, ma sono promosse da valenze non quantificabili, come
il bisogno di esplorazione, la creativit, la visione del mondo in cui si esprime
la propria identit, la qualit di relazione con gli altri e soprattutto
lautorealizzazione che alla base dellinterpretazione umanistica del bisogno,
della motivazione e della personalit.
La terapia comporta, sopra ogni altra cosa, un incontro autentico tra due
individui reali che libero da vergogna e finzioni sociali e che conta molto di
pi che non una serie di interventi tecnici di interpretazione, di consiglio e di
condizionamento.
La terapia si propone come meta il passaggio da uno stato in cui si
insufficientemente motivati e si dipende dal mondo esterno per ottenere
gratificazione, o per affermare il proprio valore di persona ad uno stato in
cui c crescita e motivazione, si cerca di arricchire e di estendere la propria
esistenza e si esperimenta gioia e unautentica autonomia (Maslow 1962) (…) La
visione delluomo espressa da questa concezione, la promessa di potervisi
avvicinare attraverso esperienze produttrici di crescita , ecco quel che alla
base del movimento del potenziale umano ( human-potential movement ): una
concezione terapeutica che sappia proporsi fine pi alto di quello di equilibrare
gli scompensi del passato e rimuovere i sintomi.[8]
Sul piano teorico le linee orientative sono desunte: dalla filosofia
dellumanesimo, che ha per oggetto la conoscenza delluomo, del suo pensiero,
della sua attivit spirituale e del suo comportamento attraverso i tempi;
dallesistenzialismo, che offre unampia descrizione delle figure dellesistenza;
dalla fenomenologia, che descrive le modalit con cui lesistenza si declina nei
fatti esperienziali, e dal pragmatismo dove lattenzione per lazione correlata
allimpianto motivazionale di cui Maslow rivendica lautonomia rispetto alla
dinamica pulsionale.
Tra i principi pi importanti della psicologia umanistica sono compresi i
seguenti:
1) – se vogliamo comprendere la personalit dobbiamo studiare la persona come un
tutto, olon (olismo);
2) – lesperienza diretta e non losservazione esterna del comportamento ad
assumere unimportanza centrale (fenomenologia);
3) – il metodo scientifico richiede che il ricercatore partecipi allesperienza e
non che ne rimanga distaccato;
4) – lindagine va sempre incentrata sullunicit della persona (approccio
ideografico);
5) – le mete, i valori, le aspirazioni, il futuro contano pi delle determinanti
storiche ed ambientali;
6) – il comportamento umano non va interpretato in modo meccanicistico e
riduzionista; al contrario, si devono valorizzare le qualit che sono pi
propriamente umane, quali la capacit di scelta e di valutazione, la creativit,
lautorealizzazione;
Infine,
7) luomo non un essere puramente reattivo, ma attivo e capace diniziativa
positiva, oltre ad essere in grado di adattarsi a ci che agisce su di lui.
Bisogna mettere laccento su questa positivit del comportamento umano: infatti
gli aspetti malati sono stati messi in risalto fin troppo.
Questi principi, ed altri analoghi, sono stati illustrati da Bulher (1971), da
Buhler ed Allen (1972) e da Bugenthal (1965, 1971) [9].
La psicologia umanistica ritiene, infatti, che la conoscenza delle proprie
motivazioni, note solo al soggetto e che non possono essere inferite dalle
prestazioni, consenta a ciascuno di evitare lautoinganno e di giungere alla
conoscenza del proprio S di l dalle maschere che ciascuno costretto a adottare
nel momento pubblico della sua esistenza e con se stesso.
2.b. Le radici filosofiche: umanesimo ed esistenzialismo
I due sistemi filosofici ai quali la psicologia umanistica si riferisce sono
lumanesimo e lesistenzialismo.
Umanesimo
Come movimento intellettuale in senso specifico (le prime idee possono farsi
risalire a Socrate circa leducazione dellindividuo) nacque come una protesta
contro il rigido scolasticismo del Medio Evo (periodo storico tra la fine del 14
e il sec. 16) dove era utilizzato un modello educativo basato sul metodo
aristotelico impartito di solito da preti e monaci. Lapertura contro una rigida
ortodossia precedente sviluppa i primi effetti cos sintetizzabili:
– Centralit delluomo: orientamento che riprende il senso e i valori affermatisi
nella cultura classica; dallamore per gli studi classici e per le humanae
litterae alla concezione delluomo e della sua dignit quale autore della propria
storia, punto di riferimento costante e centrale della riflessione filosofica;
– Una ricca produzione artistico-letteraria, probabilmente dovuta ad un
rinnovato rispetto del pensiero indipendente che port a pensare che sullo stesso
oggetto potevano darsi opinioni e interpretazioni differenti;
– Contributo desponenti quali Erasmo da Rotterdam su temi come: libert
interiore, potere creativo dellindividuo, libera volont ecccome parte vitale
della vita delluomo.
– Per gli umanisti, i classici rappresentano il pi alto livello delle umane
conquiste e la conoscenza dei classici avrebbe dovuto portare alla formazione di
persone umane dalto prestigio.
Esistenzialismo
Lesistenzialismo, sorto nel pensiero europeo come protesta contro legemonia del
razionalismo e della scienza empirica del primo Novecento, un indirizzo
filosofico che assume a proprio tema specifico lesistenza come modo di essere
caratteristico delluomo, e la rivendica contro ogni riduzione dellesistente a
cosa ( e dunque a possibile oggetto di trattazione scientifico-obiettiva) e
contro ogni inclusione del singolo negli schemi di filosofie totalizzanti, quale
fu eminentemente lidealismo hegeliano; contro Hegel per lappunto si esercit la
polemica di S. Kierkegaard, il cui pensiero fu ripreso dai pi significativi
esponenti della filosofia esistenziale.
Lesistenzialismo si sviluppato specialmente negli anni successivi alla seconda
guerra mondiale, quando esso, soprattutto in Francia (J.P.Sartre, M.Merleau
Ponty, Simone de Beauvoir, Jean Wahl), divenne espressione caratteristica dello
spirito del tempo, come anche si disse, filosofia della crisi, cio del vuoto di
certezze conseguente alle distruzioni della guerra. La tematica esistenzialista
si era del resto diffusa in Europa in un altro momento di grave crisi, ossia
negli anni seguiti alla prima guerra mondiale, che avevano visto in Germania la
cosiddetta rinascita kierkegaardiana e linizio delle analisi esistenziali di K.
Jaspers e di M.Heidegger () . I motivi pi propriamente filosofici di Kierkegaard
rivivono poi nel pensiero di Jaspers (Filosofia 1932), che fra gli
esistenzialisti il pi vicino al filosofo danese. Jaspers sottolinea, fino alle
estreme conseguenze, il carattere sfuggente dellesistenza come tema di un
discorso filosofico, perch per lui lesistenza limmediatezza in oggettivabile e
irriducibile del singolo: trascenderla risulta impossibile e la sola cifra in
cui la trascendenza si rivela lo scacco che luomo subisce nel tentativo di
raggiungerla. Il discorso esistenziale cos, per Jaspers, appello alla libert
del singolo e apertura alla comunicazione, ossia alla dimensione nella quale
concrescono la verit esistenziale dei singoli (Enciclopedia Garzanti di
Filosofia 1981)
Mentre la scienza guarda alluomo come una sostanza (essenza) o come meccanismo,
lessere umano deve essere invece compreso come esistenza (venire allessere o exsistere).
Come esistenza, luomo inseparabile dalloggetto da lui osservato. Egli
un essere nel mondo, per questo lesperienza delluomo dovrebbe porsi come il vero
centro dinteresse, per una filosofia che voglia essere filosofia della Vita
Umana. Influenzata da Kierkegaard, dalla fenomenologia di Husserl e dallo
spirito del movimento romantico, la filosofia esistenziale prese forma nelle
opere di Jaspers, Heidegger, Sartre; si deve ad un certo numero di psichiatri
europei (Binswanger, Boss e V. Frankl) e a Rollo May negli USA, lintroduzione di
concetti di tale approccio filosofico nella psicologia umanistica, quali ad
esempio:
– Luomo libero e capace di fare delle scelte poich dotato di coscienza e autocoscienza;
– Lesistenza del singolo in rapporto con quella degli altri e con il mondo
circostante con partecipazione, presenza, incontro.
– Esistenza-non esistenza; la consapevolezza della morte che d valore alla
vita;
– Luomo cresce e si evolve durante lincontro ; egli non un essere STATICO : pu
anzi trascendere la sua situazione immediata,prospettando il proprio futuro per
il meglio;
– Luomo moderno appare comunque sempre pi alienato e solo, isolato e separato,
come dice V.Frankl (1963) .Molti vivono in un vuoto esistenziale.. [10]
Molti esponenti della psicologia umanistica riprendono in qualche modo questa
base filosofica dellumanesimo e dellesistenzialismo per adattarla ad una
formulazione sistematica di ci che sar chiamato movimento umanisticoesistenziale;
conservano di essa limmagine delluomo in quanto attivo, positivo,
che esperisce la propria esistenza.
Il rimettere al centro luomo (come era accaduto per lumanesimo prerinascimentale)
anche una reazione allo sviluppo della scienza e della
tecnologia e alla conseguente disumanizzazione della vita sociale. Per
contrasto, i principi e i valori della psicologia umanistica appaiono umani,
comprensibili in termini di esperienza quotidiana, armonizzabili con la visione
di una vita migliore.
La psicologia umanistica viene per questo denominata terza forza nellambito
della psicologia, che si oppone alle tradizioni dominanti della psicoanalisi e
del comportamentismo, nelle quali il comportamento delluomo pensato come
determinato e soggetto a costrizione, nel primo caso prevalentemente da parte di
istinti inconsci (determinismo psichico), nellaltro prevalentemente dal
condizionamento dellambiente. La psicologia umanistica rivendica invece
allindividuo la capacit di scegliere liberamente per se stesso e quindi di
autodeterminarsi attingendo al proprio potenziale di crescita. Lessere umano
infatti in grado di formulare progetti, valutazioni, opinioni e non
esclusivamente vittima indifesa della pressione esercitata dallinconscio o
dallambiente.
2.c. motivazione, formulazione degli obiettivi e creativit.
Uno dei punti centrali del nuovo orientamento umanistico-esistenziale il modo
di intendere il fine ultimo di una persona sana nella vita. Ci che accomuna
molti autori lidea di servirsi della vita per realizzare ci in cui si crede; di
qui essi si aspettano una soddisfazione alla quale le persone si dirigono, senza
escludere difficolt, problemi, ostacoli, conflitti.
Per esempio, C.Buhler (1959) propone, nel cammino verso lautorealizzazione e il
compimento di integrazione del s, quattro tendenze fondamentali della vita:
1) La tendenza a sforzarsi di raggiungere la soddisfazione personale nel sesso,
nellamore e nel riconoscimento dellIo;
2) La tendenza alladattamento autolimitativo, allo scopo di trovarsi bene, di
sentirsi a proprio agio e di guadagnarsi la sicurezza;
3) La tendenza allespressione spontanea e alle opere creative;
4) La tendenza allintegrazione e al mantenimento dellordine. [11]
I due processi: costituzione di un sistema personale di valori e il processo
creativo attraverso la condivisione di valori, fini e credenze si esplicano
nelle scelte dellindividuo come qualit umane fondamentali che permettono la
formulazione di obiettivi per il raggiungimento di mete quali, la felicit e
lauto-realizzazione.
Un altro concetto centrale della psicologia umanistica la capacit creativa
delluomo. Abraham Maslow fu il primo ad affermare che la caratteristica pi
universale di tutte le persone da lui studiate o osservate era la loro
creativit; in essa egli vede: Una caratteristica fondamentale della comune
natura umana, una potenzialit data fin dalla nascita a tutti gli uomini [12].
La creativit qui descritta intesa come una caratteristica espressione di una
personalit sana, impegnata nel mondo, entusiasta nella sua tensione creativa;
una manifestazione e una prova della teoria secondo la quale lessere vivente,
lessere umano, rappresenta un sistema aperto, con capacit e libert dazione e
mutamento.
2.d. Metodologia dintervento
Sul piano terapeutico e clinico la psicologia umanistica si pone in una
posizione includente diverse tecniche e metodologie dintervento accogliendo
metodi fisici come la terapia bioenergetica, affettivi come lintegrazione di
gruppo o psicodramma, relazionali come lanalisi transazionale ecc
La variabile che accomuna questi diversi approcci la partecipazione attiva del
terapeuta nella relazione daiuto (pi o meno secondo i tipi di psicoterapia);
limpegno personale, il mettersi in gioco in un incontro autentico con lAltro.
Nel libro Introduzione alla Psicologia Umanistica di C.Buhler e M.Allen (Roma
ed.Armando 1976) gli autori citano James Bugenthal (1971) e la sua etica
umanistica:
In molti casi Bugenthal usa lespressione etica umanistica come equivalente a
etica terapeutica e ad orientamento di crescita. Noi crediamo che quest etica
sia un fattore essenziale, che sta alla base del processo della psicoterapia
umanistica, e sia il fondamento del nostro intento di applicare la psicologia
umanistica alla psicoterapia.
Portando avanti la definizione dei fattori che ritiene inerenti ad un approccio
etico in un incontro umanistico, Bugenthal fissa un modello che puo essere
considerato come il motivo dominante in questa nuova applicazione della scuola
alla psicoterapia. I suoi principi fondamentali sono i seguenti:
– Sebbene il postulato fondamentale sia che lindividuo lagente maggiormente
responsabile nella propria vita, ci non dovrebbe essere interpretato come un
incitamento allisolamento o a centrarsi in modo irreale su se
stessiLaffermazione e laccettazione della soggettivit nella propria vita un
passo preliminare e necessario per un incontro valido con unaltra persona, e
vuol dire accettare la responsabilit delle proprie azioni e della propria
esperienza, piuttosto che agire come se si fosse autorizzati ad essere
indulgenti con se stessi.
– Lideale delle relazioni tra persone una reciprocit fra le persone, ognuna
delle quali il soggetto della propria vita e ognuna delle quali stima e
riconosce la soggettivit dellaltra. Bugenthal afferma che questa la relazione
Io-Tu di Martin Buber (1958).
– Letica umanistica propone una prospettiva esistenziale o qui e ora , rilevando
che si vive sempre solo al momento presente. Questo concetto della vitalit
contenuta nelleterno flusso del presentesi esprime quando una persona cerca di
sapere, nel miglior modo possibile, che cosa ci di cui fa esperienza in ogni
momento e qual la vera natura della situazione in cui si trova.
– Letica umanistica riconosce che sentimenti non edonistici, quali il dolore, il
conflitto, lafflizione, la collera e la colpa, fanno parte dellesperienza umana
e devono essere compresi ed anche valorizzati, piuttosto che soppressi e
inibiti. Bugenthal rileva che, lungi dallessere semplicemente una reazione
disorganizzata, lespressione di un sentimento simbolizza un senso esperito nella
vita di una persona.
– Le persone che hanno assimilato veramente letica umanistica sono solidali nel
cercare esperienze che promuovono la crescita .[13]
Gli autori proseguono. anche lo scienziato e terapista umanistico attivamente
cosciente del contesto e della sua capacit di influire su questesistenza, sia
dallinterno sia dallesterno. Per la stessa ragione, il suo sentimento di
comunanza con coloro i quali in relazione significa che egli suppone che anche
costoro posseggono questo potere attivo e positivo. [14]
3. Il Movimento Transpersonale
La felicit che la verit porta con s, non potr venire in essere senza
sperimentazione nella scoperta di s. (J. Krishnamurti)
Abraham Maslow, figura centrale della psicologia umanistica, riconobbe i limiti
della psicologia e della psichiatria occidentale, dominate fino ai primi anni
’60 dal comportamentismo e dalla psicoanalisi, che amavano concentrarsi
selettivamente sul comportamento misurabile e sulla patologia, e che con troppa
facilit si mostravano avvezze a ridurre ad immaturit nevrotiche, a regressioni
psicotiche o a catatonie artificiali alcune cruciali forme dell’esperienza umana
evidenziate da particolari stati di coscienza non ordinari. A questo proposito
cos si esprime Roger Walsh: La visione convenzionale dell’Occidente aveva a
lungo considerato stati “diversi” essere relativamente pochi in numero e
primariamente patologici. Delirio e intossicazione sono due di questi esempi.
Certo la nostra cultura ha una lunga storia di resistenza anche solo a
riconoscere l’esistenza, non parliamo neppure del valore di stati “diversi” di
coscienza[15].
Maslow, mosso dalla convinzione che Freud, come lui disse in una celebre
affermazione, avesse offerto alla scienza la met malata della psicologia e che
ora si dovesse completare la psicologia con la met sana, si volse allo studio
della salute psicologica dell’uomo. Il lavoro teorico di Maslow fu messo a punto
anche grazie all’osservazione di soggetti eccezionalmente sani, da lui chiamati
i self-actualizers (autorealizzatori), e della loro tendenza ad avere,
generalmente per brevi momenti, esperienze di picco (peak-experience) spontanee,
estatiche e unitive, tali da richiamare gli stati di profonda consapevolezza
delle esperienze mistiche riportate e tramandateci nei secoli dalle culture, e
variamente definiti come: estasi, coscienza cosmica, esperienza oceanica,
Nirvana, Satori, Samadhi, beatitudine ecc.
Dall’indicazione che la salute psicologica potenziale potesse includere
possibilit non ancora considerate dalla corrente principale della psicologia
umanistica, fu fondata, nel 1969, negli Stati Uniti la prima associazione di
Psicologia Transpersonale[16],- Association Transpersonal Psycology – ad opera
di personalit quali: Charlotte Buhler, Alan Watts, Arthur Koestler, Viktor
Frankl, Antony Sutich, Stanislav Grof, Jim Fidiman, Carl Rogers e naturalmente
lo stesso Maslow. Una delle espressioni di tale movimento la creazione del
Journal of Transpersonal Psychology, del quale A. Sutich sar il primo direttore
dal 1969 fino alla morte nel 1976. Questo il primo movimento transpersonale
americano legato agli psicologi. Nel giro di poco tempo nasce un secondo
movimento nel resto del mondo e si espande fuori della psicologia, dato che il
transpersonale esiste anche in sociologia, in economia, in antropologia, in
etnologia, in educazione, in sistemica, in etica, ecc. Cos si costituisce
lI.T.A. (International Transpersonal Association) sotto forma di rete informale
che ha organizzato congressi in tutto il mondo:
3.a. Obiettivi della Psicologia Transpersonale
Uno degli scopi del movimento Transpersonale quello di ridurre la miopia
culturale della psicologia, cos come daltre discipline, la cui resistenza a
considerare il carattere di realt e il valore implicito in stati “altri” di
coscienza, sembra derivare dalla convinzione rigida che la salute mentale
ottimale risieda unicamente nell’unica condizione considerata reale ravvisabile
nel normale stato di veglia.
A partire da questo singolo stato, noi valutiamo e deriviamo in modo esclusivo
la nostra visione del mondo; volgendosi allo studio specifico delle pi alte
umane potenzialit di tipo creativo, cognitivo ed etico, la ricerca
transpersonale sposta il focus, dedicandosi in particolare allo studio della
dimensione spirituale della coscienza analizzando, attraverso un adeguato metodo
dindagine sperimentale che non limiti il suo obiettivo al solo criterio
quantitativo, ma lo completi con il valore qualitativo dellesperienza altri
stati di coscienza oltre la veglia quali, il sogno, il sonno e numerosi stati
contemplativi.
La psicologia transpersonale attuale si propone quindi come un mediatore
gnostico collettivo tra la psicologia transpersonale incorporata nelle
tradizioni sapienziali e la cultura dellOccidente contemporaneo. Nellarte
dellautotrascendenza, elaborata e raffinata lungo i secoli dalla philosophia
perennis, sembra infatti potersi trovare la risposta alle domande fondamentali
delluomo sul signi-ficato della vita, la realizzazione del proprio s ( o
autorealizzazione), la liberazione dalla sofferenza derivante dalla separazione
originaria (R.Venturini, 1998 p.8)
Quando i pionieri e gli esponenti principali della Psicologia Transpersonale tra
cui C.G. Jung, Stanislav Grof, Charles T.Tart, Claudio Naranjo, Roberto
Assagioli e altri, scoprirono nelle psicologie e nelle millenarie discipline
contemplative dell’Asia non solo informazioni dettagliate delle esperienze di
picco (peack experience), ma di una globale famiglia desperienze trans-egoiche
molte delle quali benefiche, e di metodi sistematici per indurle e sostenerle,
il normale funzionamento psicologico, culturalmente ritenuto di successo dalla
visione materialistica e “scientista” dell’uomo, inizi a mostrarsi subnormale
rispetto a quanto gli umani avrebbero potuto imparare ad essere.
C.T.Tart osserva come gi a partire dagli anni ’50 una nuova tipologia di
paziente cominci a delinearsi negli ambienti psicoterapeutici: il nevrotico
esistenziale, che disponeva di tutte le caratteristiche psicologiche, sociali e
materiali per essere felice secondo i criteri culturali dell’epoca ma che,
ciononostante, andava ancora cercando insoddisfatto un orizzonte di senso, un
valore aggiunto, in termini di significato, attraverso il quale poter guardare
la propria vita senza la lente deformante del quotidiano e opprimente sentimento
di vacuit.
La Psicologia Transpersonale, oggi, cerca di rispondere a queste problematiche,
sostanzialmente immutate dell’uomo moderno, indagando pi a fondo con studi
empirici e scientifici la coscienza nella sua totalit ed in particolare aspetti
di grande interesse sui quali si sorvolato in passato come: gli stati
intersoggettivi, la spinta all’autorealizzazione, le meta-motivazioni come
l’altruismo, l’amore e la compassione, l’impulso verso la trascendenza dell’io e
la crescita spirituale, l’autenticit, la creativit, i valori, l’intuizione, le
esperienze psichiche che trascendono lo spazio e il tempo e quelle di profonda
consapevolezza sensoriale, fino alle esperienze mistiche e a quelle di risveglio
(illuminazione).
D’altro canto la radice latina “Trans” significa oltre, quindi oltre “la
persona”, la maschera sociale, il s ordinario, il personale.
La Psicologia Transpersonale stata definita la quarta forza in psicologia, in
ragione del suo tentativo di definire quelle potenzialit e capacit dell’essere
umano che non sono state oggetto di studio delle scuole che l’hanno preceduta,
avendo ciascuna notoriamente considerato solo uno dei molteplici aspetti di quel
fenomeno ricco e sfaccettato che la coscienza, sino ad assumere un punto di
vista spesso riduzionistico. La prima forza rappresentata dal Comportamentismo
che in effetti ha ridotto la coscienza alle sue manifestazioni comportamentali
osservabili; le “teorie psicoanalitiche” classiche sono state la seconda forza
che ha per circoscritto la coscienza alle strutture dell’Io e al loro impatto
con l’Id. La Psicologia Umanistica infine ha cercato di sopperire alle mancanze
dei filoni precedenti, riducendo tuttavia la coscienza alle strutture personali
e alle modalit intenzionali, mentre la scienza cognitiva a tratti pare limitare
la coscienza alle sole dimensioni obiettive dei meccanismi neuronali e a
funzioni simili a quelle di un biocomputer.
Linterconnessione della realt e la corrispondente interdipendenza tra i fenomeni
biologici, psicologici, ecologici, sociologici e cosmici dimostrano la
riduttivit delle rigide separazioni di scuola tra le discipline scientifiche e
portano ad un approccio alla conoscenza che olistico, interculturale e
interdisciplinare (…). E in questo contesto di discussione critica e
costruttiva , della visione materialista e meccanicistica della realt, che si
sviluppa la Psicologia Transpersonale. [18]
La psicologia transpersonale prende a proprio oggetto la fenomenologia dei
grandi cambiamenti trasformativi e le modalit auto ed etero-educative attuate
lungo i sentieri dautosviluppo.
Siamo entrati in una nuova fase dellavventura della coscienza scrivono Walsh e
Vaughan -. Nata umilmente come tentativo di comprensione delle esperienze di
picco di persone eccezionalmente sane, la psicologia transpersonale sbocciata
in un movimento internazionale ed interdisciplinare. Esperienze transpersonali,
potenzialit, tradizioni a lungo accantonate come fantasie, patologie o
invenzioni sono finalmente esplorate e apprezzate. E ciascuna scoperta rivela
ulteriori possibilit (1993c,p266) [19]
La Psicologia Transpersonale subisce inoltre una forte influenza da parte delle
pi recenti acquisizioni della fisica moderna e della biofisica ed in stretto
rapporto con la Sociologia e l’Antropologia. In considerazione di questo la
Psicologia Transpersonale sembra connotarsi come un vasto movimento di pensiero
e di ricerca che, in quanto tale, travalica gli ambiti e i limiti della
psicologia per contribuire alla nascita di una nuova scienza della Coscienza che
assume, come schema di riferimento, la visione olistica, ecologica e sistemica
della vita.
Un gran merito della Psicologia Transpersonale quello di aver guardato anche
oltre la soglia convenzionale della completa maturit psicologica, facendo
proseguire lo sviluppo individuale oltre il livello della completa integrazione
psico-sessuale espresso dalla forza dell’Io ben differenziato e razionale e
dalla capacit dadattamento all’ambiente, indicando la possibilit, per un
individuo psichicamente sano, di un’ulteriore espansione dell’io all’interno di
una pi alta ed ampia identit che integra processi precedentemente alienati.
Nellambito della psicoterapia, la prospettiva transpersonale include le aree e
gli interessi convenzionali, ma aggiunge una specifica enfasi per i temi della
crescita e della consapevolezza oltre i livelli riconosciuti normali, affermando
limportanza delle esperienze trascendenti nelle dinamiche della salute e della
psicopatologia.
Dilatando le ordinarie concezioni della sofferenza psichica, la psicoterapia
transpersonale studia nuove categorie psicopatologiche legate alle dinamiche
dello sviluppo trans-logico e spirituale, laddove lidentit e la coscienza
varcano i limiti dellio e delle sue coordinate dualistiche [20].
4. Il Contributo di Ken Wilber alla Psicologia Transpersonale
Ken Wilber nato nel 1949 ad Oklahoma City (USA); ha vissuto in diversi luoghi
durante gli anni della scuola, essendo suo padre impiegato nell’Air Force.
Completati gli studi secondari a Lincoln, nel Nebraska, s iscrisse alla facolt
di medicina presso la Duke University. Tuttavia, gi durante il primo anno di
corso, perdendo qualsiasi interesse per la carriera scientifica, si rivolse allo
studio della psicologia e della filosofia, sia occidentale sia orientale.
Tornato nel Nebraska per studiare biochimica, disciplina nella quale si
specializzato, prese le distanze dal mondo accademico, per dedicarsi totalmente
allo studio indipendente e alla pubblicazione di libri. Attualmente vive e
lavora a Boulder in Colorado (USA).
Parlando di s afferma di essere un uomo destinato alla scienza: Ho costruito il
mio self educato nella logica, strutturato dalla fisica e motivato dalla chimica
(1982). A 20 anni, mentre studiava biologia, leggendo un testo di Lao Tzu (Tao
te Ching) modific – a suo dire – completamente il suo modo di comprendere il
mondo. Questa lettura cre un profondo interesse per le filosofie orientali. Nei
due anni successivi si dedic a leggere e scrivere sulla sua ossessione, ovvero
la sintesi del pensiero psicologico occidentale e la psicospiritualit orientale.
Ken Wilber, prospetta una sintesi sullo studio della coscienza umana che ci
permette di avere una visione realmente integrale e potenzialmente
trasformativa. Le sue idee, che permettono di integrare visioni diverse, Oriente
e Occidente, antiche e moderne, psiche e materia, scienza e religione, stanno
trasformando il mondo della psicologia e dei modelli della mente.
In Italia le sue idee sono ancora poco note, anche se lA.I.P.T. (Associazione
Italiana Psicologia Transpersonale) della dottoressa Boggio Gilot e lA.R.A.T
(Associazione Rebirthing ad Approccio Transpersonale) del dott. Falzoni
Gallerani utilizzano il paradigma teorico di Ken Wilber promuovendone la
conoscenza. Ad oggi sono stati tradotti e pubblicati in italiano soltanto cinque
volumi relativi agli anni 70/80[21].
Wilber integra una profonda analisi delle dimensioni della coscienza umana con
un approccio scientifico ampio e la sua esperienza personale con le pratiche
esperienziali d’autoconoscenza (meditazione, autoindagine). “Mistico” e
scienziato non separa l’esperienza dell’uomo nel mondo dalla dimensione
interiore, che studia con lucidit.
Il suo primo libro, Lo Spettro della Coscienza, fu scritto in tre mesi
nellinverno del 1973 e pubblicato nel 1977 dalla Quest Books, anche se una prima
pubblicazione riassunta era stata pubblicata nel 1974 dalla rivista Main
Currents. Ad oggi lautore ha scritto oltre venti altri volumi ampliando e
raffinando il suo paradigma scientifico sullo studio della coscienza umana.
In The Eye of Spirit (1998) lo stesso autore classifica levoluzione del suo
lavoro in quattro fasi: Wilber1/2/3/4. Di seguito saranno descritte in modo
semplificato e certamente non esaustivo ognuno dei modelli spettrali di
riferimento per ciascuna fase.
4.a. WILBER1
Nel suo primo libro, Lo Spettro della Coscienza (1973), Wilber propone un quadro
di riferimento teorico per una descrizione della coscienza umana integrando gli
studi della moderna psicologia occidentale allantica saggezza della filosofia
orientale.
La coscienza descritta come uno spettro, prendendo a metafora lo spettro
elettromagnetico; cosi come la radiazione elettromagnetica consiste in uno
spettro donde denergia di diversa lunghezza, frequenza, intensit raggi x, raggi
gamma, raggi infrarossi ecc.- cos si pu tentare di descrivere la coscienza umana
creando un modello, nel senso scientifico del termine.
Ribadiamo che definire la coscienza, come uno spettro pura metafora ci pu
rivelare com la coscienza, ma certo non cos, perch ci va ben oltre le parole e i
simboli, si trova nellinteriorit della propria esperienza spirituale, che non pu
essere analizzata intellettualmente senza in qualche modo cadere in
contraddizioni logiche (D.T.Suzuki, Saggi sul Buddhismo Zen, Roma,
ed.Mediterranee, 1989) [22]
Utilizzando lo spettro come modello di descrizione della coscienza lautore
dimostra come i vari studiosi orientali e occidentali, utilizzando linguaggi,
metodologie e logiche diverse, non fanno altro che sintonizzarsi su vibrazioni
differenti dello spettro della coscienza, proprio come i primi studiosi delle
radiazioni si occupavano di differenti lunghezze donda dello spettro
elettromagnetico.
Per quanto sopra descritto pu non esistere controversia alcuna se si dimostra
che si occupano di livelli diversi della stessa realt.
Il valore delle ricerche svolte ad ogni livello non deve risultare compromesso
solo perch esistono approcci diversi. Al contrario, ogni livello, essendo un
momento particolare dello spettro, ci che soltanto in virt degli altri. La
bellezza del colore blu dipende dalla presenza degli altri colori; se esistesse
soltanto il blu non saremmo in grado di vederlo. In questo tipo di sintesi
nessun approccio, orientale od occidentale che sia, ha qualcosa da perdere; anzi
arricchito perch considerato in un contesto universale.[23]
Oltre a definire una sintesi integrata degli approcci orientali e occidentali,
Wilber propone anche unintegrazione dei principali approcci occidentali alla
psicologia e alla psicoterapia evidenziando come le diverse scuole di psicologia
hanno esaminato livelli diversi dello spettro della coscienza e quindi possono
essere incluse in una pi ampia psicologia dello spettro, in un rapporto di
complementariet e non dantagonismo o contraddizione come generalmente si crede.
Wilber afferma, inoltre, che lidea dello Spettro della Coscienza deriva
dallanalisi della Filosofia Perenne di Aldous Huxley. La Filosofia Perenne una
dottrina universale circa la natura dellumanit e della realt, che si fonda nel
nucleo stesso delle principali tradizioni metafisiche. Accanto alla Filosofia
Perenne esiste una Psicologia Perenne, cio, una visione universale della
coscienza umana che esprime in linguaggio psicologico le stesse comprensioni che
sostiene la Filosofia Perenne.
Daccordo con il modello spettrale della coscienza, allo stesso modo che lo
spettro elettromagnetico della fisica costituisce unespressione mediante
molteplici fasce o bande della stessa onda o fenomeno elettromagnetico, la
personalit umana rappresenta una manifestazione multistratificata di ununica
coscienza.
In sintesi, Wilber1, propone che, a partire dal secolo XVII, in Occidente lo
studio della coscienza umana sottovaluta il punto di vista metafisico e sviluppa
solo lo studio della psicopatologia per rispondere al malessere psicologico
degli esseri umani. In Oriente, e pi concretamente i punti di vista che
abbracciano la psicologia perenne, non si sono interessati di essa poich
considerano la radice di tutta la sofferenza psicologica risiedente nella
separazione tra oggetto-soggetto. In ogni modo, per Wilber, entrambi gli
approcci sono corretti e, nellinsieme, formano posizioni complementari della
Coscienza che comprende la totalit dello spettro.
La sua prima pubblicazione, Lo Spettro della Coscienza, ottenne un sorprendente
successo editoriale grazie al quale arrivarono varie offerte di lavoro, che non
accett. A quellepoca, lautore dedicava tre ore al giorno alla meditazione e un
giorno al mese di pratica intensiva. Contrasse matrimonio con la sua miglior
amica e continu ad avere impegni di manovale e lavapiatti part-time che gli
permettevano di seguire la sua ricerca personale. Pi volte ha espresso la sua
soddisfazione per lequilibrio tra lavoro fisico, studio e meditazione (corpomente-
spirito). Il suo atteggiamento per non era ben accolto dalle persone che
gli erano vicine, che non capivano come una persona con le sue doti e qualit non
facesse una carriera universitaria o accettasse alcune delle offerte di lavoro
che spesso arrivavano. Ricordano che sua moglie lo presentava affettuosamente
come il famoso autore e lavapiatti Ken Wilber.
LO SPETTRO DELLA COSCIENZA (Schema)
OMBRA
Persona ombra
Fasce Filosofiche
EGO
Ego Corpo
Fasce biosociali
ESISTENZIALE
Organismo Contesto
Fasce Transpersonali
MENTE
Universo – Tutto originale
Figura1: Tratto da: Lo Spettro della Coscienza (trad. italiana 1993, Latina, ed.
Crisalide) pag.161
1 Livello: esiste solo la Coscienza, la Mente, “onnicomprensiva”, non duale,
base senza tempo di tutti i fenomeni temporali. Nella “fase” in cui la Mente
domina, noi cidentifichiamo con la Totalit, siamo una cosa sola con l’Energia
essenziale dell’universo.
2 Livello: attraverso il processo dinvoluzione, il pensiero dualistico, noi
introduciamo divisioni illusorie che creano “due mondi a partire da uno”. Queste
divisioni non sono reali, anche se tali appaiono, eppure l’uomo si comporta come
se esistessero realmente; cos egli passa dall’identit cosmica con il Tutto
all’auto-identificazione con il proprio organismo, generando il secondo
importante Livello di coscienza, il Livello Esistenziale.
3 Livello: L’identit dell’uomo si sposta dunque dall’organismo nella sua totalit
all’ego, dando origine al terzo importante Livello di coscienza, il Livello
Egoico.
4 Livello: proseguendo lungo la spirale dualistica, luomo pu perfino tentare di
negare alcuni aspetti indesiderabili del proprio ego, rifiutandosi di ammetterli
alla coscienza. Si ha allora un nuovo spostamento d’identit, stavolta verso
alcuni aspetti dell’ego, spostamento che conduce al livello successivo, lOmbra.
Ricordiamo che ciascun livello dello spettro della coscienza ha origine da un
particolare dualismo-repressione-proiezione, il quale comporta (tra le altre
cose) una progressiva restrizione dell’identit: dall’universo (Mente, Coscienza)
all’organismo (Esistenziale), alla psiche (Ego), ad alcune parti della psiche
(Persona). Dunque, ogni livello dello spettro potenzialmente in grado di
produrre un certo tipo di dis-agio, perch ciascun livello rappresenta un
particolare tipo di alienazione dell’universo da se stesso. In generale, la
natura di questi disagi “peggiora” progressivamente man mano che si sale lungo
lo spettro, perch ad ogni nuovo livello aumentano gli aspetti dell’universo con
i quali l’individuo non si identifica pi, e che perci gli appaiono alieni e
potenzialmente minacciosi.
Per esempio, a Livello Esistenziale l’uomo s’immagina separato, e perci
potenzialmente minacciato, dal proprio ambiente. A Livello Egoico egli crede di
essere alienato anche dal suo stesso corpo, e cos tanto l’ambiente che il corpo
appaiono come possibili minacce. Al Livello dell’Ombra l’uomo appare separato
perfino da alcune parti della sua psiche – e dunque l’ambiente- il corpo e la
mente possono sembrargli estranei e minacciosi.
Dire, quindi, che ogni livello ha origine da un particolare dualismorepressione-
proiezione, o dire che ogni livello contrassegnato da una riduzione
del senso d’identit, o ancora dire che ogni livello contempla particolari
processi inconsci, equivale a indicare che ogni livello implica una
caratteristica serie di potenziali disagi.
4.b. WILBER2
Nella seconda fase di sviluppo del suo lavoro K.Wilber amplia il modello dello
spettro della coscienza descrivendola in diciassette (17) stati di sviluppo: ci
allo scopo di integrare ulteriormente (come gi descritto nello Spettro della
coscienza) concetti, teorie, approcci Est Ovest, convenzionale e contemplativo,
ortodossia e misticismo entro una singola e coerente cornice.
Subcoscienza
Pleroma
Uroboro
Corpo assiale
Corpo pranico
Corpo immagine
Coscienza
Cognizione d’appartenenza
Primo egoico della persona
Medio egoico della persona
Tardo egoico della persona
Ego maturo
Biosociale
Centauro
Supercoscienza
Sottile inferiore
Sottile superiore
Causale inferiore
Causale superiore
Realt ultima
Fig. 2. Tratto da: Integral Psychology (2001 ed. Shambala) pag.12
I due libri che rappresentano questa fase del lavoro sono: Atman Project: A
transpersonal view of Human Development (1980 Quest Books 1996) e Up from Eden:
A Transpersonal view of Human Evolution (1981 Quest Books,1996).
Il fulcro della ricerca di questa fase , come scrive in Progetto Atman:
Il filosofo Jan Smuts diceva che ovunque rivolgiamo lo sguardo, in natura, non
vediamo altro che interezza.(Smuts,J.,Holism and evolution.New York: Macmillan,
1926.) Uninterezza che anche organizzata secondo un preciso principio
gerarchico: ogni intero parte di qualcosa di pi grande, che a sua volta parte
di qualcosa di pi grande ancora. Campi dentro campi dentro campi, che si
estendono attraverso luniverso, e intrecciano ogni singola cosa con ogni altra
cosa.
Smuts diceva anche che luniverso non qualcosa di statico e inerte, non pigro,
bens energicamente dinamico e persino creativo. Esso tende (ora diremmo
teleonomicamente) a produrre sistemi di livello sempre pi alto, sempre pi
inclusivi e organizzati. Complessivamente, il processo cosmico, via via che si
compie nel tempo, altro non che evoluzione. Smuts chiam olismo la tendenza
verso unit sempre pi ampie.
Se continuassimo con questa linea di pensiero, potremmo dire che poich la mente
umana o psiche un aspetto delluniverso, ci aspetteremo di trovare, in essa, la
medesima struttura gerarchica di sistemi compresi in altri sistemi, passando dal
pi semplice e rudimentale al pi complesso ed inclusivo. In linea di massima,
proprio questa la psicologia moderna ().
() Levoluzione olistica della natura, si manifesta nella psiche umana in forma
di sviluppo o crescita. La stessa forza che ha prodotto gli esseri umani a
partire dalle amebe trasforma i bambini in adulti. Ci vale a dire che la
crescita di una persona, dalla prima infanzia allet adulta, semplicemente una
versione miniaturizzata dellevoluzione cosmica. Oppure potremmo dire che la
maturazione o sviluppo psicologico degli esseri umani non altro che un
riflesso, a livello microcosmico, della crescita universale nel suo insieme, ed
ha lo stesso scopo: la manifestazione di unit e integrazioni di ordine sempre pi
elevato. [24]
Ken Wilber propone quindi il modello dello spettro della psiche racchiudendo i
diciassette livelli nei tre grandi domini: pre-personale, personale e
transpersonale includendo in questultimo gli stadi del Bardo (da fonti del
pensiero buddista specificamente Il Libro Tibetano dei Morti).
Nei due volumi citati Wilber sottolinea, inoltre, come il grande lavoro di
ricerca della scienza occidentale sia stato indirizzato prevalentemente allo
studio dei domini pre-personale e personale, mentre invece la psicospiritualit
orientale lo abbia indirizzato verso i piani trans-personali (sottile-causalenon-
duale).
Dalla descrizione – integrazione degli stadi di sviluppo – si giunge ad
unulteriore rappresentazione definita ciclo di vita; a questo punto, per
convenienza, tale rappresentazione (ciclo di vita) che procede dalla subcoscienza
(dominata da istinti, impulsi, id) alla coscienza di s ( egoico,
concettuale, sintattica) alla super coscienza ( trans-temporale, transpersonale,
trascendentale) ulteriormente suddivisa in arco esterno ( dalla subcoscienza
alla coscienza) e arco interno (il passaggio dalla coscienza alla
super-coscienza).
Dopo aver diviso il ciclo di vita in questi due momenti, Wilber indica le
molteplici patologie e le differenti metodologie psico-scientifiche appartenenti
ad ogni stadio della crescita.
Per quanto riguarda i livelli dellarco esterno Wilber si avvalso delle teorie
di noti ricercatori quali: Baldwin, Jung, Freud, Ferenczi, Erikson, Arieti,
Loevinger, Piaget, Maslow; mentre per i livelli dellarco interno propone il
modello improntato ad una visione dinsieme attingendo dalle scuole mistiche
dOriente e dOccidente, dal Buddismo al Platonismo, da Eckart e Plotino in
occidente a Shankara e Nagarjuma in oriente.
Negli anni 1982-1983 Wilber pubblica tre articoli nel libro The Holographic
Paradigm and other paradoxis: exploring the leading edge of Science ( 1982 ed.
Shambala): unantologia di contributi di scienziati e pensatori famosi quali:
Karl Pribram, Stanley Krippner, Rene Weber, William Irwing Thompson, David
Bohme, Marilyn Ferguson, e altri.
Il contributo di Wilber in questo libro include i tre articoli :
Phisics, Mysticism,and the new paradigm
Reflections on the New-Age paradigm
A conversation with Ken Wilber
Oltre ai sopracitati articoli pubblica anche due libri : A Sociable God: Toward
a new understanding of religion (1983 ed. Shambala), e Eye to Eye: the quest for
the new paradigm (1983 ed. Shambala).
Nei due libri, in accordo con la nozione centrale della Filosofia Perenne,
Wilber descrive la realt come non uni – dimensionale ma come composta da alcune
diverse ma continue dimensioni. La realt manifesta, consiste in differenti gradi
o livelli che vanno dai pi bassi, pi densi e meno consci, ai pi alti, pi sottili
e pi consci.
Figura 3: Tratto da A Brief History of Everything (1996 ed. Shambala) pag.33
A questo punto, utilizzando la Fig. 3, spiega come la dinamica di sviluppo del
modello sia di natura olistica dove ogni dimensione inferiore trascesa e
inclusa nelle dimensioni superiori. Numerosi sono i livelli inclusi dai teorici
della Grande Catena dellEssere. Wilber ne presenta una forma semplificata dove
utilizza cinque dimensioni, o stadi di sviluppo quali: materia corpo mente
anima spirito, arrangiate in un ordine gerarchico di livelli crescenti che
dispongono di capacit di integrazione crescente maggiori. Inoltre colloca i
diversi metodi scientifici che si occupano di ogni dimensione: ad esempio, la
fisica si occupa dellaspetto fisico-atomico del cosmo, utilizzando le sue leggi;
la biologia si occupa dellorganismo cellulare, la psicologia si occupa dello
studio della mente; la teologia si occupa dello studio dellanima (sottile) e il
misticismo si occupa dello Spirito ( causale non-duale). E facile notare come
si trovino in accordo dominio e metodo di ricerca ( biologia-corpo ecc..) e come
il dominio superiore, include e trascende quello inferiore (nella biologia si
utilizzano leggi fisiche e non viceversa).
4.c.WILBER 3
Nel libro Eye of Spirit (1997 ed. Shambala) Wilber descrive nello specifico le
quattro fasi di sviluppo del suo paradigma teorico come:
Ken Wilber 1: il periodo romantico
Ken Wilber 2: la Grande Catena dellEssere compresa in termini di sviluppo
Ken Wilber 3: dalla Grande Catena dellEssere alla Grande Olarchia dellEssere
Ken Wilber 4: il modello olografico dei quattro quadranti.
Un modo semplice e sintetico di descrivere Wilber 3 comprende quindi
lintegrazione dei livelli o onde della Grande Catena dellEssere con varie linee
o correnti di sviluppo in un sistema di ordine olarchico. (Figura 4)
Precisa per Wilber:
Ci non significa che tutti, o almeno la maggior parte degli importanti aspetti
dello sviluppo siano gerarchici. Nel mio sistema ogni struttura di base o onda
in realt consiste sia di gerarchie [25](di crescente capacit olistica) che di
eterarchie[26] (o di interazioni non gerarchiche tra elementi mutualmente
equivalenti). La relazione tra livelli gerarchica, con ogni livello superiore
che trascende ed include i precedenti, ma non viceversa (le molecole contengono
atomi ma non viceversa, le cellule contengono molecole ma non viceversa, le
frasi contengono parole ma non viceversa); e questo “non viceversa” stabilisce
una gerarchia asimmetrica di crescente capacit olistica, e ci significa
semplicemente che il superiore abbraccia il precedente, ma non viceversa,
cosicch il superiore pi olistico e ampio. Ma, all’interno di ogni livello, la
maggior parte degli elementi esiste come schemi mutualmente equivalenti e
reciprocamente interagenti. Gran parte dello sviluppo, almeno una met, implica
vari tipi di processi, non gerarchici, di articolazione e applicazione della
competenza. Questi processi non gerarchici, naturalmente, non sono indicati
negli schemi, che mettono a fuoco il movimento migratorio dello sviluppo, ma la
loro profonda importanza non dovrebbe per questo essere dimenticata. L’olarchia,
nel modo in cui uso questo termine, include un equilibrio tra gerarchia (livelli
qualitativamente ordinati) e eterarchia (dimensioni mutualmente collegate). I
teorici che hanno cercato di usare solo una o l’altra di questi tipi di
relazioni, hanno del tutto fallito nel tentare di spiegare lo sviluppo.
Per spiegare lo sviluppo psicologico quindi necessario, secondo Wilber, un
approccio integrale che tenga conto: 1) dei livelli di base o onde; 2) delle
linee o correnti; 3) dell’io come navigatore delle onde e delle correnti. [27]
Figura 4: Tratto da: Essential Ken Wilber (1998 ed. Shambala) pag.116
Come dimostra il grafico si pu essere ad un livello alto (cognitivo) in una
linea o corrente e ad un livello medio (es. intelligenza emotiva) in altri e
ancora, essere ad un livello basso in altri ancora (es. morale). La
specificazione tra la dimensione o stadio e la linea o corrente spirituale di
sviluppo attraverso i vari stadi dello spettro ci permette di avere nuovi punti
di vista rispetto alla Grande Catena dellEssere (e Wilber2) che facevano
risiedere lesperienza spirituale o di picco esclusivamente ai domini
transpersonali o sottili della coscienza; bens si possono avere tali esperienze
praticamente a tutti gli stadi o onde della crescita.
La Grande Olarchia dellEssere permette ora di intravedere come alcune linee o
correnti si sviluppino attraverso gli stadi o onde in modo sequenziale ma per
quanto riguarda lintero processo di crescita del S non mai sequenziale, essendo
il S lamalgama di tutte le onde e correnti possibili di permutazioni e
combinazioni di numero infinito. Inoltre il diagramma (fig.4) indica anche come
ogni dimensione pi bassa viene inclusa ed integrata, perci essere ad un alta
onda dello spettro non significa che le onde pi basse debbano essere trascurate;
visto che ci si riferisce non alla sequenza lineare ma al modello: atomomolecola-
cellula-organismo; anche, ad un alto livello, il lavoro nel pi basso
deve continuare: le cellule hanno sempre bisogno delle molecole, e Buddha,
nonostante tutto, dovr pur sempre continuare a mangiare!
4.d. Grazia e Grinta
Nel 1983 Wilber incontra e sposa Treya Killam; questo incontro determiner un
vuoto editoriale di circa sei anni. A Treya, infatti, viene diagnosticato venti
giorni prima delle loro nozze un tumore maligno al seno che la condurr, dopo
cinque anni di cure dolorose ed estenuanti, alla morte.
Dopo tale evento Wilber impiega tre anni per riprendere il suo lavoro
pubblicando il libro Grace and Grit: spirituality and healing in the life and
death of Treya Killam Wilber (1991 ed. Shambala).
Il libro composto dai commenti ad ampio raggio su temi inerenti la coscienza
umana in rapporto alla dimensione malattia mortale illustrati da Wilber,
combinati agli scritti estrapolati da lui stesso dal diario personale di Treya
scritti in tutto il periodo della sua malattia -.
Visti i contenuti e lautenticit con cui gli autori hanno descritto la loro
storia personale, il libro ha avuto un notevole successo editoriale, tradotto in
numerose lingue, viene ancora oggi utilizzato come testo di studio sia in
ambienti accademici che non ( associazioni di mutuo aiuto, gruppi di lavoro
finalizzati al sostegno alle persone malate ecc) per la sua coerenza rispetto al
tema della relazione tra medico, paziente e malattia mortale.
4.e.WILBER 4
Il passaggio dal modello di Wilber3 al successivo stato caratterizzato da un
lavoro svolto durante un periodo di quattro anni, terminato con la pubblicazione
di Sex, Ecology and Spirituality: the spirit of evolution (1995 ed. Shambala) e
A Brief History of Everything(1996 ed. Shambala).
Sex, Ecology and Spirituality, stato considerato dai suoi critici come lapice
della maturit del pensiero di Wilber. Il testo si compone di seicento pagine e
quattrocento pagine di note. In esso viene proposto il modello dei quattro
quadranti e lapproccio integrale o olistico nel descrivere il rapporto tra
levoluzione del macrocosmo e quella del microcosmo e fornirne le coordinate di
sviluppo.
Esistono molti modi per spiegare integrale o olistico”. Il pi comune approccio
quello che si sforza di includere, di integrare: materia-corpo-mente-animaspirito,
perci, di includere la Grande Olarchia dellEssere; quindi la fisica che
sinteressa alla materia, la biologia al corpo,la psicologia alla mente, la
teologia allanima, il misticismo allo spirito.
Ci che ho provato a dimostrare con i miei scritti stato quello di trovare un
sistema pi sofisticato per indicare che ognuno di quei livelli in realt ha
almeno quattro importanti aspetti o dimensioni.
Ogni livello pu essere visto dallinterno e dallesterno e in entrambe le forme:
individuale e collettivo. Per esempio, la tua coscienza pu essere osservata
dallinterno -parte soggettiva- , la tua propria consapevolezza ora che
esperita in prima persona come un Io(tutte le immagini, impulsi, concetti,
desideri che fluiscono attraverso la tua mente ora). Si pu inoltre studiare la
coscienza in un modo oggettivo, empirico, scientifico, nella terza persona come
un Ci – in inglese It ( ad esempio, il cervello contiene dopamina, serotonina,
adrenalina ecc, tutte descritte in un linguaggio oggettivo). Entrambe le
dimensioni (Io e ci) esistono non solo in una duplice forma come Io o Ci ma
anche come Noi. Le forme collettive, a loro volta, hanno una visione dallinterno
e dallesterno: i valori culturali condivisi interiormente e le forme esteriori
sociali condivise esteriormente. Quindi ogni livello della Grande Catena ha un
interno e un esterno in entrambe le forme individuali e collettive, e ci ci d
quattro dimensioni o quadranti per ogni livello dellesistenza[28]
Figura 5: Tratto da Essential Ken Wilber (1998 ed. Shambala) pag.103
La parte superiore del diagramma l’individuale, la met inferiore il
collettivo, la met sinistra l’interiore (consapevolezza, soggettivit) e la met
destra l’esteriore (obiettiva, materiale). Cos il quadrante superiore sinistro
rappresenta l’interiore dell’individuo, l’aspetto soggettivo della coscienza o
la consapevolezza individuale rappresentata dalla linea cognitiva sino al
livello vision logic (pensiero sintetico integrato).
Tutto il quadrante superiore sinistro, rappresenta l’intero spettro della
coscienza cos come appare in ogni individuo, dalle sensazioni fisiche, alle idee
della mente, all’anima e allo spirito.
Lo psicogramma integrale un grafico di questo quadrante. Il linguaggio di
questo quadrante il linguaggio dell’io: il rapporto della prima persona, della
corrente interiore della consapevolezza. E’ anche la sede dell’estetica o della
bellezza che risiede nell’io dell’osservatore.
Il quadrante destro superiore rappresenta l’oggettivo, o i correlati esterni
degli stati interiori della coscienza. Senza preoccuparci per il momento
dell’esatta relazione tra mente interiore e cervello oggettivo, possiamo notare
solamente che i due sono per lo meno intimamente collegati. Perci possiamo
vedere nella fig. 5, semplici cellule (procarioti ed eucarioti) che gi mostrano
“irritabilit” o attiva risposta a degli stimoli.
Il linguaggio di questo quadrante il linguaggio del Ci, egli, (it): terza
persona o resoconti oggettivi dei fatti scientifici che riguardano l’organismo
individuale. Ci nondimeno, gli individui non esistono mai da soli; ogni essere
un essere nel mondo. Gli individui, sono sempre parte di una collettivit, e c’
un collettivo interiore ed un collettivo esteriore. Questi sono indicati
rispettivamente nel quadrante inferiore sinistro e inferiore destro. L’inferiore
sinistro rappresenta l’interno del collettivo, o i valori, i significati, le
visioni del mondo e l’etica che condivisa da un gruppo di individui.
Il linguaggio di questo quadrante il linguaggio del Noi: il quadrante
culturale.
La cultura tuttavia, non sospesa senza corpo nell’aria; proprio come la
coscienza individuale ancorata a forme materiali obiettive (come il cervello),
cos tutti i componenti della cultura sono ancorati in forme istituzionali
esterne e materiali. Questi sistemi sociali includono istituzioni materiali,
formazioni geopolitiche e forze produttive (che vanno dal raccoglitore,
all’agricolo agrario industriale ed informatico). Poich questi sono fenomeni
oggettivi, il linguaggio di questo quadrante, come quello oggettivo individuale,
un linguaggio in “it” o “ci”. Dal momento che sia il destro superiore sia il
destro inferiore sono espressi dal linguaggio del ci, essi possono essere
considerati unitari in ambito generale, e ci significa che i quattro quadranti
possono essere riassunti nei “Grandi Tre” di io, noi, e ci. Oppure: l’estetica
dell’io, la morale del noi, e la scienza del “ci”. Il Bello, il Buono ed il
Vero; la prima, seconda e terza persona: l’io, la cultura e la natura; l’arte,
la morale e la scienza. In altre parole i quattro quadranti (o pi semplicemente
i grandi tre) sono il sostegno della moderna differenziazione delle sfere dei
valori di arte, morale e scienza.
Perci unendo queste tre dimensioni insieme ai maggiori livelli di esistenza
( materia-corpo-mente-anima-spirito) si avr un pi genuino approccio integrale,
olistico della realt.
Dal 1995 ad oggi lautore ha pubblicato altri sette libri raffinando
ulteriormente lapplicazione del modello dei quattro quadranti a numerosi
problemi contemporanei come per esempio la spiegazione del passaggio evolutivo,
con tutte le sue implicazioni, tra lera moderna e post-moderna.
Gli argomenti trattati nei suoi lavori si riferiscono a: il rapporto tra spirito
e tecnologia, ecologia del profondo, lemancipazione femminile, lapartheid, ecc..
Conclusioni
Un principale aspetto preso in considerazione sia dal movimento umanistico
esistenziale sia dal movimento transpersonale stato quello di aver esplorato ed
individuato, con studi empirici e scientifici, la coscienza nella sua totalit,
ed in particolare, aspetti di grande interesse quali: gli stati intersoggettivi,
la spinta all’autorealizzazione, le meta-motivazioni come l’altruismo, l’amore e
la compassione, l’impulso verso la trascendenza dell’io e la crescita
spirituale, l’autenticit, la creativit, i valori, l’intuizione, le esperienze
psichiche che trascendono lo spazio e il tempo e quelle di profonda
consapevolezza sensoriale, fino alle esperienze mistiche e a quelle di risveglio
(illuminazione).
Un gran merito della Psicologia Transpersonale quello di aver guardato anche
oltre la soglia convenzionale della completa maturit psicologica, facendo
proseguire lo sviluppo individuale oltre il livello della completa integrazione
psico-sessuale espresso dalla forza dell’Io ben differenziato e razionale e
dalla capacit dadattamento all’ambiente, indicando la possibilit, per un
individuo psichicamente sano, di un’ulteriore espansione dell’io all’interno di
una pi alta ed ampia identit che integra processi precedentemente alienati.
Dal movimento di studio della coscienza umana in America si evidenzia il
contributo di Ken Wilber alla psicologia transpersonale. Secondo Ken Wilber, lo
scopo della crescita l’attualizzazione di tutte le umane potenzialit nella
coscienza individuale, che si manifesta nell’esperienza soggettiva
dell’intenzionalit, nell’esperienza oggettiva del comportamento, nell’esperienza
intersoggettiva della cultura e nell’esperienza interoggettiva delle istituzioni
sociali
In The Eye of Spirit (1998) lo stesso autore classifica levoluzione del suo
lavoro in quattro fasi: Wilber1/2/3/4. Di seguito saranno descritte in modo
semplificato e certamente non esaustivo ognuno dei modelli spettrali di
riferimento per ciascuna fase.
Ken Wilber 1: il periodo romantico
Ken Wilber 2: la Grande Catena dellEssere compresa in termini di sviluppo
Ken Wilber 3: dalla Grande Catena dellEssere alla Grande Olarchia dellEssere
Ken Wilber 4: il modello olografico dei quattro quadranti.
La prima fase del suo lavoro esposta nel libro Lo Spettro della Coscienza
(1973) (Wilber1).
Lautore propone un quadro di riferimento teorico per una descrizione della
coscienza umana integrando gli studi della moderna psicologia occidentale
allantica saggezza della filosofia orientale.
Utilizzando lo spettro come modello di descrizione della coscienza lautore
dimostra come i vari studiosi orientali e occidentali, utilizzando linguaggi,
metodologie e logiche diverse, non fanno altro che sintonizzarsi su vibrazioni
differenti dello spettro della coscienza, proprio come i primi studiosi delle
radiazioni si occupavano di differenti lunghezze donda dello spettro
elettromagnetico.
Wilber afferma, inoltre, che lidea dello Spettro della Coscienza deriva
dallanalisi della Filosofia Perenne di Aldous Huxley. La Filosofia Perenne una
dottrina universale circa la natura dellumanit e della realt, che si fonda nel
nucleo stesso delle principali tradizioni metafisiche. Accanto alla Filosofia
Perenne esiste una Psicologia Perenne, cio, una visione universale della
coscienza umana che esprime in linguaggio psicologico le stesse comprensioni che
sostiene la Filosofia Perenne.
Daccordo con il modello spettrale della coscienza, allo stesso modo che lo
spettro elettromagnetico della fisica costituisce unespressione mediante
molteplici fasce o bande della stessa onda o fenomeno elettromagnetico, la
personalit umana rappresenta una manifestazione multistratificata di ununica
coscienza.
I due libri che rappresentano la seconda fase del suo lavoro (Wilber 2) sono:
Atman Project: A transpersonal view of Human Development (1980 Quest Books 1996)
e Up from Eden: A Transpersonal view of Human Evolution (1981 Quest Books,1996).
Ken Wilber propone il modello dello spettro della psiche racchiudendo i
diciassette livelli nei tre grandi domini: pre-personale, personale e
transpersonale includendo in questultimo gli stadi del Bardo (da fonti del
pensiero buddista specificamente Il Libro Tibetano dei Morti).
Nei due volumi citati Wilber sottolinea, inoltre, come il grande lavoro di
ricerca della scienza occidentale sia stato indirizzato prevalentemente allo
studio dei domini pre-personale e personale, mentre invece la psicospiritualit
orientale lo abbia indirizzato verso i piani trans-personali (sottile-causalenon-
duale).
Dalla descrizione – integrazione degli stadi di sviluppo – si giunge ad
unulteriore rappresentazione definita ciclo di vita; a questo punto, per
convenienza, tale rappresentazione (ciclo di vita) che procede dalla subcoscienza
(dominata da istinti, impulsi, id) alla coscienza di s ( egoico,
concettuale, sintattica) alla super coscienza ( trans-temporale, transpersonale,
trascendentale) ulteriormente suddivisa in arco esterno ( dalla subcoscienza
alla coscienza) e arco interno (il passaggio dalla coscienza alla
super-coscienza).
Dopo aver diviso il ciclo di vita in questi due momenti, Wilber indica le
molteplici patologie e le differenti metodologie psico-scientifiche appartenenti
ad ogni stadio della crescita.
Per quanto riguarda i livelli dellarco esterno Wilber si avvalso delle teorie
di noti ricercatori quali: Baldwin, Jung, Freud, Ferenczi, Erikson, Arieti,
Loevinger, Piaget, Maslow; mentre per i livelli dellarco interno propone il
modello improntato ad una visione dinsieme attingendo dalle scuole mistiche
dOriente e dOccidente, dal Buddismo al Platonismo, da Eckart e Plotino in
occidente a Shankara e Nagarjuma in oriente.
La pubblicazione di Trasformations of Consciousness: conventional and
contemplative perspectives of development insieme a J.Engler e D.P. Brown
costituisce la terza fase dellevoluzione del pensiero di Wilber ( Wilber 3),
caratterizzato dalla distinzione delle diverse linee di sviluppo che
attraversano i livelli del modello spettrale della coscienza che comprende
quindi lintegrazione dei livelli o onde della Grande Catena dellEssere con le
varie linee o correnti di sviluppo in un sistema di ordine olarchico. (Figura 4)
Lautore indica con il termine olarchia la struttura di base dellevoluzione della
coscienza, consistente di un ordine gerarchico ( di crescente capacit olistica )
e di un ordine eterarchico ( interazioni non gerarchiche tra elementi mutuamente
equivalenti). Pi semplicemente, la gerarchia ordina i livelli o dimensioni
( corpo, mente, anima e spirito) e leterarchia ordina le correnti presenti ad
ogni livello.
La relazione tra livelli gerarchica, con ogni livello superiore che trascende
ed include i precedenti, ma non viceversa (le molecole contengono atomi ma non
viceversa, le cellule contengono molecole ma non viceversa, le frasi contengono
parole ma non viceversa); e questo “non viceversa” stabilisce una gerarchia
asimmetrica di crescente capacit olistica, e ci significa semplicemente che il
superiore abbraccia il precedente, ma non viceversa, cosicch il superiore pi
olistico e ampio.(vedi fig.4 )
La specificazione tra la dimensione o stadio e la linea o corrente spirituale di
sviluppo attraverso i vari stadi dello spettro ci permette di avere nuovi punti
di vista rispetto alla Grande Catena dellEssere (e Wilber 2) che facevano
risiedere lesperienza spirituale o di picco esclusivamente ai domini
transpersonali o sottili della coscienza, ma le stesse esperienze si possono
avere praticamente a tutti gli stadi o onde dello sviluppo.
Il passaggio dal modello di Wilber 3 al successivo stato caratterizzato da un
lavoro svolto durante un periodo di quattro anni, terminato con la pubblicazione
di Sex, Ecology and Spirituality: the spirit of evolution (1995 ed. Shambala) e
A Brief History of Everything (1996 ed. Shambala).
Sex, Ecology and Spirituality, stato considerato dai suoi critici come lapice
della maturit del pensiero di Wilber.
Quello che ci conduce forse alla generalizzazione orientante centrale della
cosmologia di Wilber : Tutto ci che esiste consiste di oloni. Wilber ha mutuato
il termine “holon” da Arthur Koestler (1969). Molto semplicemente, ogni cosa
simultaneamente una parte di qualcosa di pi grande di s (un tutto pi alto), e un
tutto di per se stessa, costituita a propria volta di parti pi piccole. Oltre
che consistere di una relazione parte-tutto allinterno del proprio quadrante,
ogni olone, dice Wilber, necessariamente partecipa di tutti i quadranti. Nulla
esiste meramente come una realt esteriore (o interiore), e nulla sempre
semplicemente un individuo (o un sistema).Tutti i sistemi consistono di parti
individuali e tutti gli individui sono integrati in sistemi. E, naturalmente,
tutti gli esteriori hanno degli interiori e viceversa.
Il modello dei quattro quadranti e lapproccio integrale o olistico rappresenta
uno spazio evolutivo integrato nella coscienza nell’arco della crescita
individuale, in relazione all’esperienza soggettiva-intenzionale, a quella
intersoggettiva-culturale, a quella oggettiva-comportamentale e a quella
interoggettiva-sociale.
Il quadrante a sinistra in alto relativo all’esperienza soggettivaintenzionale
studiata nella psicologia evolutiva.
Il quadrante a destra in alto relativo agli aspetti oggettivi del cervello e
del comportamento studiati nella neurologia e nella psicologia cognitiva.
Il quadrante a sinistra in basso relativo agli aspetti collettivi che si
manifestano nella cultura, studiati nella psicologia e nella antropologia
culturale.
Infine, il quadrante a destra in basso relativo agli aspetti collettivi
esteriori delle istituzioni sociali studiati nella sociologia.
Il grafico (fig.5) [Tutti-i-quadranti-Tutti-i-Livelli] -semplificando – pu
essere rappresentato anche cos: per colonna (interiore -esteriore) e per riga
(individuale-collettivo)
In verticale: Interiore [Io e Noi-(quadranti 1 e 3)] Esteriore – ci-(quadranti 2
e 4]
colonna di sinistra (quadranti 1 e 3) colonna di destra (quadranti 2 e 4)
In orizzontale: Individuale (quadranti 1 e 2) Collettivo (quadranti 3 e 4)
La nuova cartografia della coscienza, tracciata dal modello integrale di Ken
Wilber, che propone luomo inclusivo di corpo, mente, anima e spirito, si traduce
in modalit terapeutiche che, pur senza trascurare di riconoscere i conflitti dei
livelli inferiori, per la cui risoluzione rimangono indispensabili i fondamentibase
della Psicologia Classica, si volgono allo sviluppo del potenziale umano,
indicando vie per una pi ampia comprensione del senso della vita e del cammino
evolutivo.
Ritengo che durante la nostra epoca di post-modernit, ci possa essere il rischio
di non sperimentare, proprio negandone lutilit, quella profonda e radicata
sensazione dinteriorit o in-dividualit che pu essere colta solo quando si in
pace con se stessi.
Lo stato di coscienza in cui si manifesta l’ineffabile percezione non dualistica
della realt uno stato di coscienza che non afferrabile dal pensiero razionale,
ma sperimentabile passando attraverso l’autoindagine, agevolata
dall’applicazione dei metodi di punta della terapia Transpersonale.
Penso inoltre, come dimostra Wilber e molti altri, che invece questo periodo si
possa proprio definire come un momento di fortissima emergenza spirituale, che
proietta lumanit verso una realizzazione futura di s, una spiritualit che evita
qualsiasi forma di regressione, dassolutismo o di categorizzazione aprioristica,
e che si fonda esclusivamente sulla coerente e autentica esperienza diretta. Una
spiritualit che apre ai veri valori di compassione ed altruismo, che sappia
condurre dentro e oltre i propri confini egocentrici di sicurezza ed
accettazione. Una Olarchia basata sullincludi e trascendi piuttosto che sul
riduci e nega; ci possibile se si guarda allintera Olarchia dellEssere come uno
sviluppo di parti/tutto, entro/ parti/ tutto, entro parti/tutto,vale a dire
oloni, entro oloni, entro oloni, entro oloni ad infinitum: quindi un tutto per
quello che riguarda il proprio livello; e mantengono invece la loro parzialit,
il proprio ruolo di parti, se inclusi ai livelli sia precedenti sia antecedenti
(vedi schema dei quattro quadranti).
Solo aprendo la nostra esperienza alla possibilit evidente dei domini transegoici,
si pu correre il rischio, secondo me, di dare una risposta definitiva al
dubbio che per millenni ha animato la psiche delluomo, vale a dire, il rapporto
tra lumano ed il divino o materia e spirito.
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– Gli Stadi della Meditazione
– Traduzioni di alcuni brani di Ken Wilber tratti dalla raccolta delle sue
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– Oltre i confini, Assisi, ed. La Cittadella 1995
– Progetto Atman: una visione transpersonale dello sviluppo umano, Latina, ed.
Crisalide 2003
[1] Il termine Psicologia Transpersonale sembra essere stato utilizzato per la
prima volta da William James ancora prima di Roberto Assagioli, il padre della
Psicosintesi, ed in seguito da Gustav Jung. Jung e Assagioli anticiparono di
alcuni decenni le tesi poi sviluppate ed ampliate dalla ricerca psicologica
transpersonale.
[2] Tratto da Internet:
www.linguaggioglobale.com/fattidavoi/articoli/3kennedy.htm-10k di Raffaele
Caiazza
[3] Tratto da Internet: www.girodivite.it/antenati/xx3sec/usa89.htm*beat
[4] S. Grof, Il gioco cosmico della mente pp. 15-16 Como ed. RED 2000.
[5] Tratto dai siti: ahpweb.org/aboutahp/whatis.html. –
digilander.libero.it/schlomo/psi_um.htm
[6] C. Buhler, come presidente del congresso, organizz i contributi dei relatori
in un sistema organico e coerente, poich riteneva fondamentale che alcune
formulazioni teoretiche fossero basilari per la continuazione e la fruizione di
questa nuova scuola (C. Buhler, Basic Theoretical Concepts of Humanistic
Psycology, American Psycologist, 1971, 26, pp. 378-386).
[7] Tratto da: Introduzione alla psicologia umanistica di C.Buhler e M.Allen
Roma ed. Armando 1976, pag. 11
[8] Tratto da SheldonJ.Korchin Psicologia clinica moderna Vol II Roma ed.Borla
1988 pag.617
[9] Ibidem, pag.618
[10] Ibidem pagg.622-623
[11] C.Buhler-M.Allen Introduzione alla psicologia umanistica Roma ed .Armando
1976 pag.66
[12] Ibidem pag.68
[13] Ibidem pag.99-100
[14] Ibidem pag.100
[15] Cit. fr. Roger Walsh in Storia del Movimento Transpersonale, traduzione di
Filippo Falzoni Gallerani da The Journal of Transpersonal Psychology.
[16] Il termine Psicologia Transpersonale sembra essere stato utilizzato per la
prima volta da William James ancora prima di Roberto Assagioli, il padre della
Psicosintesi, ed in seguito da Gustav Jung. Jung e Assagioli anticiparono di
alcuni decenni le tesi poi sviluppate ed ampliate dalla ricerca psicologica
transpersonale.
[17] Tratto dal sito /naturalspirit.it: La visione transpersonale: scienza e
spirito di Stanislav Grof.
[18]Tratto da: Il s Transpersonale: Psicologia e Meditazione Yoga Vedanta di
L.Boggio Gilot ed.Asram Vidya1992 pagg 18-19
[19] Tratto da Coscienza e cambiamento di R.Venturini Assisi ed.La Cittadella
1998 pagg.131-132.
[20] Ibidem pag. 20
[21] Lo Spettro della Coscienza, Latina, ed. Crisalide 1993
– Grazia e Grinta, Assisi, ed. La Cittadella 1995
– Le trasformazioni della Coscienza.Psicologia Transpersonale e sviluppo umano,
Roma ed. Astrolabio 1989. (scritto insieme a Jack Engler e Daniel Brown)
– Oltre i confini, Assisi, ed. La Cittadella1995
– Progetto Atman: una visione transpersonale dello sviluppo umano, Latina, ed.
Crisalide 2003
[22] Tratto da: Lo Spettro della Coscienza, Latina, ed. Crisalide 1993 pag.17
[23] Ibidem pag.18
[24] Tratto da K.Wilber Progetto Atman pp 25-26, Latina, ed. Crisalide 2003
[25] gerarchia: sistema di organizzazione e sviluppo di ogni modello evolutivo
[26] eterarchia: il sistema di organizzazione e sviluppo in ogni singolo stadio
o livello di ogni modello evolutivo
[27] tratto da Integral Psycology (2001 ed. Shambala): traduzione di F.Falzoni
Gallerani
[28] Tratto da: Ken Wilber Essential Ken Wilber pagg.102/103 (1998 ed.
Shambala), trad. F. Falzoni Gallerani