Aggiungo qualcosa per chiarire alcuni punti riguardo alle tecniche respiratorie in generale, piuttosto che porre l’accento sulle differenze con altri metodi. Recentemente sono stati diffusi su Internet articoli che mettono in guardia dai pericoli dell’iperventilazione. Anzi, secondo queste ricerche, la gente si ammala per un’eccessiva respirazione e molti individui sarebbero in costante stato d’iperventilazione. Nell’attesa di pubblicare una raccolta delle ricerche scientfiche moderne che rivedono radicalmente molte idee sull’iperventilazione, posso affermare che seppure è vero che alcuni individui soffrono di sileni iperventilation (iperventilazione di cui non si rendono conto) e che ci sono individui che hanno un respiro corto, accelerato e disarmonico che conduce a disturbi specifici, il metodo che propongo, seppure comporta eventuali fasi di iperventilazione, è in realtà adatto a facilitarne la soluzione. Non s’insegna, infatti, a respirare di più, bensì a respirare meglio. Dopo la temporanea attivazione del respiro durante la seduta, la respirazione

sarà più libera, calma e profonda, non più accelerata, e si ristabilirà il naturale equilibrio del Ph. Sono veri i buoni risultati della cura dell’asma (vedi metodo Buteiko), con un volontario controllo del respiro, ma anche lo sblocco profondo della respirazione ne ristabilisce le funzioni ottimali. La mia esperienza con migliaia di casi in oltre un ventennio, il confronto con medici specialisti in medicina subacquea, le ricerche sostenute dalle università americane (vedi ad esempio il lavoro di Stanislav Grof con l’iperventilazione, che nell’ultimo trentennio è stato sottoposto a profonde ricerche) confermano l’efficacia positiva degli esercizi respiratori che possono comportare momenti  d’iperventilazione e le limitatissime controindicazioni di tali pratiche (ad esempio, glaucoma, gravidanza avanzata, iperventilazione indotta meccanicamente durante stati di coma). Credo che le ricerche sull’iperventilazione, che suggeriscono che essa possa avere effetti nocivi, sono inficiate dal contesto, dalle aspettative dello sperimentatore e dalle modalità d’applicazione. Per esempio, può essere molto dannoso interrompere l’esperienza quando essa giunge al suo culmine senza permettere un graduale e naturale rientro alla ventilazione normale, accogliendo anche le temporanee e brevi fasi di dispnea che sono frequenti.  sempre controindicato interrompere il naturale completamento di un ciclo respiratorio, che comporta anche fasi di respiro lento e leggero. Non solo quindi una respirazione forzata in un contesto inadatto bruscamente interrotta può produrre disagi, ma anche seminari di respirazione tenuti da “terapeuti” improvvisati, che interferiscono con l’esperienza dirigendola o interrompendola, possono sortire effetti indesiderati. Eventuali disturbi, ho constatato, derivavano solo da un’applicazione assai impropria del metodo. In questo senso condivido la critica a certe frange new age e alla superficialità con cui sono affrontate tematiche complesse e delicate. Chi sostiene i benefici di limitare la respirazione afferma, a riprova della teoria, che anche le tecniche orientali classiche sono prevalentemente di controllo del respiro con la tendenza a placarlo e rallentarlo (ci sono esercizi che implicano persino lunghe fasi d’apnea tra l’inspirazione e l’espirazione) ma credo che anche quest’osservazione sia parziale. Si trascurano, infatti, tutte le tecniche d’iperventilazione dello Yoga Classico, come il respiro a mantice dello Yoga (Bastrika Pranayam) e le numerose altre pratiche classiche del Tantrismo indiano, del Kundalini Yoga e del Taoismo Cinese. Queste tecniche sono meno conosciute, perchè (come per il Rebirthing Transpersonale) vanno apprese direttamente da un insegnante e non sperimentate autonomamente attraverso un manuale. Proprio queste tecniche sono considerate le più potenti e trasformative. Gli studi medici sull’ipercapnia e l’ipocapnia (maggior o minore pressione dell’anidride carbonica nel sangue) o sull’ipossiemia (calo della pressione dell’ossigeno) sono svolti di solito esaminando situazioni patologiche preesistenti. Ho notato che la maggior parte delle ricerche che sottolineano i pericoli di squilibri del Ph sono relative a condizioni critiche come l’ischemia cerebrale, i gravi traumi cranici, gravi occlusioni respiratorie, nella rianimazione, e in genere quando la respirazione  indotta meccanicamente (mi limito ad accennare l’argomento perchè non è questa la sede per un’ampia dissertazione).Tuttavia la “cattiva fama” nei confronti della respirazione intensa nasce proprio da questi studi, anche se non sono certo queste le condizioni in cui si svolgono le sedute di Rebirthing. Certamente l’approccio transpersonale e la visione integrale sono argomenti ancora nuovi per molti, sebbene siano temi antichi come l’uomo. Forti sono le resistenze a queste prospettive olistiche e al cambiamento di certe strutture, tuttavia notiamo che proprio questi approcci si dimostrano spesso i più efficaci, sia dal punto di vista terapeutico che per lo sviluppo del potenziale, e stanno avendo sempre maggiori riconoscimenti.
Filippo Falzoni G.