Esperienze

Qui vengono elencate alcune esperienze emblematiche di quanti hanno voluto sperimentare il Rebirthing Transpersonale e i suoi effetti in sedute individuali o seminari di gruppo.

Ok proviamo a mettere per iscritto l’eruzione di Polvese. Eh sì!!!!.. Polvese ha letteralmente polverizzato l’ultimo residuo diaframma emotivo ed emozionale che racchiudeva tutto il rimosso formatosi, ed  inerente a mia madre; riguardante un preciso momento di estrema conflittualità con mio padre. Avevo circa sedici anni.

La pesca è iniziata il sabato favorita da questa energia femminile – 25 donne non son mica poche- che si è condensata  in unica immagine archetipica di donna lacerata dal dovere, sottomessa nel corpo, nello spirito e nell’anima, disconfermata e negata, frustrata e fiacccata in secoli di soprusi e di stupri. Questa immagine è stato un’improvviso colpo di maglio che ha fatto vacillare  il controllore, il guardiano del mio essere emotivo che custodiva ostinatamente il ricordo di una madre che cercava di difendersi e soccombere sotto la violenza di un padre in preda ai fumi dell’alcool…all’epoca… qualche giorno dopo gli dissi che non era più mio padre e che non lo volevo più sentire…oggi comprendo anche la fragilità che lo portò a tali gesti.

 Il mio rapporto con il femminile sicuramente è stato marchiato da questa esperienza e non ho fatto altro nelle mie relazioni che cercare di RIPARARE  questa antica macchia .

E….il pescato è venuto a galla Domenica, sopraffatto dall’intensità delle percezioni del sabato e di un sentire che emozionalmente – in tutta la propria dirompente forza – mi ha schiacciato in un angolo della sala.
M.

Che cazzata!
Cinque sedute, dopo cinque sedute ho visto la luce!
Tralasciando i lievi sintomi fisici e forse in seguito alla discussione iniziale, ho avuto una serie di pensieri circa i diversi modi del dire senza parlare: con le mani , con lo sguardo, con la gestualità del corpo, con l’esempio, con il silenzio.
Già, con il silenzio..come fece mio padre con me ( una lacrima mi riga le guance)!
Poi, mentre alternavo a dei bei respiri alcune apnee e diversi flash di luce mi schiarivano le palpebre, una risata appare sulle mie labbra.
Prima timida e incerta poi sempre più sicura e fragorosa intramezzata da una frase detta, come non mai, con convinzione:
che cazzata, ah la vita che cazzata !
Anonimo

Ho percepito la vera essenza dell’essere umano.
Un essenza di luce nascosta però dal fardello dell’ottuso indaffararsi dell’uomo: maschere, titoli, gradi, ruoli, ceti sociali, razza, sesso, occupazione, grado, distruzione, ignoranza, credenze, pregiudizi, ansie, paure, depressioni, solitudine. Tutte cose che ci allontanano, ci separano, ci dividono.
Ho visto l’uomo senza nulla di tutto questo, nudo di esteriorità e di difetti, puro come l’essenza che lo ha creato, libero da doveri e sensi di colpa, con l’unico compito di apprezzare questa esperienza terrena e con la certezza che per quanto ci si possa affannare, il destino sempre ci guida verso le nostre strade malgrado le preoccupazioni.
In questo gioco tanto vale lasciarsi andare, lasciarsi cullare dalle onde che di tanto in tanto ci scuotono e anche se sembrano sommergerci, queste, non fanno altro che ricordarci che la vita è un’opportunità necessaria per migliorarci, per elevarci, per salvarci.
Attonito da tanta coscienza, sono rimasto seduto ad assorbire l’energia che percepivo intorno a me. Mi sono ripreso da questa parentesi esperenziale portandomi dietro una grande felicità (mi sentivo come uno che aveva scoperto il trucco) e forte è stato il desiderio di condividere con tutti i presenti la mia gioia abbracciandoli uno ad uno, felice di esistere.
Ringrazio la vita stessa che mi ha portato a riflettere su me e la mia natura.
C.C.M.

Caro M,
 è passato quasi un anno dalla mia esperienza e avvicinamento al  Reb.
 Credo che sia arrivato il momento di raccontarti qualcosa al riguardo.
Inizio col dirti che sto molto bene, assaporando la vita ogni giorno con entusiasmo e gioia, inoltre viene spontaneo ripetermi quella frase molte volte citata :<< Quanto tempo ho buttato via!!!!!! >>. Certo non l’ho buttato via perchè di cose concrete e materiali ne ho fatte, ma quel tempo era carente di una attenzione verso me stesso. Quanta altra forza, o meglio energie, avevo dentro di me spiritualmente parlando e averla usata per farmi e fare del male. Anche se di sedute non ne ho vissute molte, mi sento più lucido di capire effettivamente cosa voglio per il mio equilibrio e benessere. Quella forza dicevo che si ribellava dentro e mi distorceva, deviava e oscurava ogni cosa.. la incomprensione con i miei cari. Da questa incomprensione non riuscivo ad uscire, non riuscivo a trovare il bandolo della matassa, e ho iniziato a rifugiarmi nell’artificiale. Ora che riesco a vedere meglio dentro di me, mi riesce anche facile comunicare con loro. Rivivendo quelle cose completamente dimenticate (perchè rimosse) , mi ha consentito di alleggerire le mie paure odierne, affrontando gli eventi con sicurezza. Ora spero di arricchire sempre di più la mia persona – che non ha paura, parla e si vuole bene – con una maggiore tranquillità che in fondo avevo calpestata, dando la colpa a chi????

ORA POSSO DIRTI CHE LA COSA POSITIVA DELLA MIA VITA E DI AVER CHIESTO AIUTO E DI AVERLO TROVATO.
PS: LUNGA VITA A TE (ME) E GRAZIE.
Trasacco 13/05/06
Anonimo

Ecco in sintesi l’esperienza con il rebirthing: sono cinque anni che lo pratico. All’inizio non in maniera costante ma man mano che progredivo, l’esperienza è diventata sempre più valida e illuminante tanto da, dopo il terzo anno, frequentare la scuola di Rebirthers a Bolsena. Questo è il terzo anno. Quello che mi interessa comunicare è ciò che si è riversato nella mia vita quotidiana. Valori che hanno determinato un sottile ma significativo spostamento della comprensione, accettazione, sopportazione della realtà da una appercezione mentale-razionale, frutto forse di tante letture, a una cum-prensione, diciamo così, più intuitiva; dove quel confine che è la nostra epidermide, non è separazione tra me e quello che è fuori di me, ma una interfaccia di comunicazione e scambio con quello che è vicino a me. Non solo è stato uno spostamento traslativo ma anche trasformativo. Per trasformativo intendo l’aver inglobato o l’esser entrato in quella coscienza spirituale che fino ad oggi (ho 49 anni) non era mai stata presa in considerazione perchè avevo confuso lo Spirito con la religione (Certo non è che uno può arrogarsi la scelta di una coscienza spirituale, questo ”Credere” che è una funzione razionale; ma quella Coscienza che ti pervade e riconosci con l’avallo della ragione). Così a tutt’oggi siamo passati da una calma imposta (Prima di agire conta fino a dieci) a un tranquillo ”quì ed ora” con Equanimità e Passione.
M.

Bolsena Novembre 2005. In questi anni di utilizzo del Rebirthing non ho mai avuto sedute particolari. Per particolari intendo ricordi traumatici o blocchi emozionali del mio vissuto che non sono stati metabolizzati e integrati nella mia personalità; per particolari intendo pensieri ossessivi che mi creano malessere perchè irrisolvibili; intendo ancora visioni o dei veri e propri film che invece in diversa misura negli altri ho spesso ascoltato.

Quello che invece costantemente affiorava e veniva ad essere dopo ogni seduta era una calma e lucidità come se fosse stata fatta una pulizia disco o una deframmentazione, tutto stava al proprio posto. Solo una volta la seduta, anzi le sedute perchè si trattava di un week end, hanno preso uno sviluppo completamente diverso dalle solite. Dopo la chiacchierata iniziale di Filippo ( Dott Filippo Gallerani Falzoni) ho iniziato a respirare e il tutto si è concluso dopo circa 45 minuti con il solito rilassamento e stato di lucidità. Mentre guardavo gli altri amici che continuavano ho cambiato posizione, da supino mi son messo carponi e da questa posizione lentamente ho ripreso a respirare accompagnando il respiro con il piegamento delle braccia. Respiro dopo respiro l’intensità dello stesso aumentava, così anche i piegamenti sulle braccia. Una perfetta sincronia tra l’espirazione e il piegamento e l’inspirazione e la distensione delle braccia in un ritmo sempre più intenso e vorticoso. e  all’improvviso. PAFFFFFFFFF!!!!!!!!!!!! Il mio corpo e tutto quello che rappresentava e che in quel momento stava facendo non ero io.. non riconoscevo a quell’agire, a quei movimenti, a quei farfugliamenti (si perchè blateravo e urlavo chissà che cosa) ciò che io ritenevo fosse la mia volontà. Ero una coscienza dentro quel corpo che in disparte guardava.

Inizialmente frastornato ed impaurito da quella voce che non riconoscevo mia e che partiva dal pube; intimorito da quel suono così profondo, così viscerale e soprattutto ripeto che non riconoscevo mio, cioè voluto da me a dar forma a una qualsiasi rabbia. In quel mentre si è avvicinato Fulcian iniziando a recitare qualcosa che da quella consapevolezza che era in disparte dentro quel corpo è stata intesa come un mantra di cui ne ha deriso profondamente la recitazione e l’efficacia, mentre un’altra parte si pronunciava con minacce rivolte all’autore di quella recitazione senza però darne seguito. Di nuovo PAFFFFFFF!!!!!!! E quell’incredibile energia che per più di un’ora e un quarto (a detta degli amici) mi ha sostenuto nei piegamenti sparisce istantaneamente facendomi afflosciare esausto incapace di qualsiasi movimento.

La seduta del giorno dopo fotocopia della prima con la variante del mancato intervento di Fulcian e che questa volta quella coscienza e quella consapevolezza che riconoscevo come mia rideva di quella libertà espressa con urla e grida che potevano anche avere una coloritura drammatica. Ora a distanza di qualche mese riconosco che quelle urla e quelle grida non erano altro che la liberazione da parte della mia memoria materiale di un infinito grido mai espresso. Miliardi di microurli trattenuti, ingoiati. Dolore e malessere esistenziali giovanili, dolore e malessere di emozioni represse, di affetti non consumati. Dolore e malessere filiale per un’idea di genitori che non corrispondevano a quelli reali, tutto questo liberato da quella parte di me che aveva in carico di custodire tutte queste cose mentre l’altra parte sempre esente ed immune da questo a ridacchiare delle mie vicissitudini. A tutt’oggi non ho più nulla DA GRIDARE, non perchè il sacco è stato svuotato ma perchè quella parte che è sempre immune da tutte queste necessità e bisogni ha preso la direzione dell’orchestra del mio io.
M.

Io sto bene. In questa settimana sono stato messo alla prova, ed io mi sono messo alla prova affrontando ancora le MIE insicurezze. Mi rendo conto ora che certe cose – forse dire “problemi” è più corretto –  sono più presenti che mai. Li sento più presenti che mai, mi rendo conto che sono in me i problemi e anche le soluzioni, ma per ora trovo in ME solo tanta sofferenza. Tutto mi scuote. Io mi scuoto per tutto, in questi giorni ho letto tanto e continuo sempre a pensare alle cose di cui parliamo e alle sedute. Con la respirazione penso che ci siano dei cambiamenti importanti in corso e questo mi terrorizza, ho paura di ciò che mi sta succedendo, ho paura del mio vero SE…
J.

Caro M, sono ormai sette sedute e ciò che sta succedendomi mi sorprende di volta in volta, la mia sorpresa più grande ma sicuramente più piacevole, quella di aver acquisito un senso di serena tranquillità che a volte mi lascia anche troppo rilassato. L’altra cosa sorprendente è la chiarezza che ho e che soprattutto riesco a soddisfare coloro che me la chiedono. Tutto questo unito alla consapevolezza che i dolori sono una crescita interna, specialmente se vissuti con serenità e chiarezza, mi da un gusto per la mia vita di cui avevo perso il sapore e di cui non riconoscevo neanche più il valore. La calma, l’affrontare i problemi e i dolori, come un segno di vita, il gusto di vivere i momenti del giorno per quelli che sono, sono il vero sapore delle mie sensazioni. Tutto ciò non accadeva da tempo e forse non era mai accaduto e per questo che non posso fare altro che gioire perchè il mio cuore è tornato a battere con il giusto scopo.

Oggi e’ stata una seduta particolare. Con un significato, una sua interpretazione , una sua lettura , e, una sua modalità emozionante. Intanto ho capito come respirare senza che mi si asciugasse la gola. I respiri erano continui e con cadenza ritmata , sentivo il palmo della mano di Mario sul petto, sull’addome e sui piedi come una forza in più.
Un respiro energico, che mi scuoteva in senso ondulatorio il bacino, i polmoni sempre più pieni, una temperatura e formicolio elevati, su tutto il corpo. Era una forza paragonata a un’asta messa in perfetto equilibrio orizzontale, come se volesse livellare un contesto di disparità. La musica era forte e incisiva, mi ha portato a fare dei movimenti ritmati delle braccia, come se volessi spalare con una pala un mucchio di sabbia, con fatica, in quanto tanta ne toglievo, tanta ne riscendeva, vanificando il lavoro svolto. Dopo un po’ di tempo, la sabbia ha smesso di scendere e ho intravisto cosa c’era sotto quel mucchio. Vedevo muri e costruzioni di abitazioni, che venivano ripulite dalla sabbia con il mio respiro. Man mano che toglievo sabbia, sempre piu’ in profondita’ cominciano a prendere forma circolare una serie di costruzioni su piu’ livelli quasi a formare una grande arena. Il respiro meno intenso toglieva quella poca sabbia che ancora rimaneva sulle costruzioni tanto da iniziare a percepire una serenità, da sedermi per terra sul pavimento di sabbia dell’arena, e con una indescrivibile gioia ammiravo tutt’intorno le costruzioni a forma circolare su piu’ livelli.
Nel frattempo la musica di Bab Aziz mi trasmetteva una sensazione incredibile: come se mi trovassi su una grande barca navigando su un fiume sulle cui sponde si ergevano queste meravigliose costruzioni pulite senza sabbia sulle pareti. E’ stato un viaggio sicuramente liberatorio e irripetibile. Sicuramente meraviglioso.
T.

Caro Mario, ho scritto la seduta di ieri, alla luce della sua elaborazione durante la notte…ma dormivo!
Dopo il Reb di ieri, oggi mi sono svegliata con una informazione nuova, una consapevolezza rassicurante.
 La seduta è iniziata con una bella respirata che è diventata presto un volume ed uno spazio aperto enorme, un tutt’uno fra dentro e fuori, una corrente intensa che circola e che pervade tutto il corpo; purtroppo questa volta si ferma al collo, come se la testa non ne volesse sapere; un limite odioso ma insuperabile! E pure, anche così, una sensazione foriera di un piacere infinito che tutti si dovrebbero regalare almeno una volta nella vita!
All’improvviso il panico prende il posto di quel flusso piacevole;  quel panico che le prime volte mi bloccava, mi toglieva il respiro, un terrore che mi spingeva a smettere di respirare ma sul quale avevo respirato più volte, intensamente, uscendo distrutta da quelle sedute.
Ma ieri è stato diverso, ho respirato su quel panico e me lo sono goduto tutto, era la mia solita compagnia, nulla di cui aver paura.  Come si può non aver panico del panico? Si può sentirlo e farsi coccolare da quella sensazione nella certezza, ormai conseguita,  che non è null’altro che una emozione,  che non ti uccide, non ti toglie il respiro, e che abbandoni quando vuoi, quando decidi di smetterla ed a cui dai l’appuntamento alla prossima volta, con orgoglio. Dunque oggi quel nemico invincibile che prima mi spingeva a smettere di respirare e che quotidianamente mi invitava a rinunciare a vivere,  oggi si è trasformato in un compagno di viaggio che non ho più bisogno di combattere;  c’è ancora,  senza invalidarmi perchè in me c’è spazio anche per esso, convive col coraggio e lo alimenta.
Grazie Mario e grazie anche a me per aver creduto in te e per essermi affidata.
Oggi ho capito anche che affidarsi è liberarsi dalle briglie di se stessi.
A.

Con piacere pubblico l’esperienza di Rosario con la mia amica e collega rebirther Paola Bezzo (LT).
Lo faccio volentieri non solo per la semplicità e l’efficacia della descrizione, ma anche per offrire un buon feedback a tutti coloro che vi riconoscono una qualche analogia con la propria situazione.


Ho conosciuto Paola nel marzo del 2009. Attraversavo un periodo particolare della mia vita e, soprattutto, soffrivo di disturbi di attacchi di panico. Da qualche tempo mio fratello mi aveva parlato del Respiro e dell’esperienza del Rebirthing ma non ero sufficientemente pronto per affrontare questa avventura. Lo scetticismo e la paura aveva la meglio. Finalmente, come dicevo, nel marzo del 2009, dopo aver consultato molti documenti sul WEB ho deciso. Proviamo, non voglio più soffrire – mi sono detto – . Paola mi ha accolto dolcemente, con un sorriso che trasmetteva tutta la sua pace interiore. Il mio stato d’animo non era certamente dei migliori ma comunque ero convinto. La prima seduta non è stata traumatica, come molti dicono. Solo un pò di tetania. La seconda, invece, decisamente peggio. Mai però ho avuto paura o senso di panico. Questo era già un grande risultato. Alla fine di tutte le sedute mi sentivo scarico, leggero, euforico, con un senso di pace e di tranquillità che avevo dimenticato. O forse non avevo mai conosciuto. Cominciavo a capire cosa s’intende con il termine Pace. Ma quello che certamente mi ha più colpito è stata la conquista di una lucidità mentale piena ed assoluta. Ad ogni cosa, adesso, riuscivo ad attribuire il giusto peso, la corretta dimensione senza che i pensieri mi dominassero. Tale risultato si è consolidato nel tempo, e anche se i disturbi di attacchi di panico non sono del tutto scomparsi, ritengo di essere stato fortunato ad incontrare Paola e il Rebirthing, perchè sono riuscito a conoscere la pace, anche se a tratti, ad ottenere una lucidità che non avevo mai avuto e che mi ha permesso, nel tempo, di capire alcuni atteggiamenti che non erano produttivi ma che anzi portavano sofferenza e dunque problemi conseguenti. Sono riuscito a comprendere una grande verità: il passato non è più e il futuro non esiste, ciò che è.. è qui e ora. Non si può vivere nel passato perchè inutile e non si può vivere nel futuro perchè di fatto non esiste. Occorre vivere il momento perchè soltanto quello esiste. Se sono riuscito a capire ciò è soltanto perchè ho respirato consapevolmente, e la pratica del rebirthing è stata per me straordinaria e l’esperienza decisiva. Ringrazio infinitamente Paola, persona splendida a mio giudizio, che mi ha accompagnato in questa grande esperienza come una guida presente e mai ingombrante, rassicurante e correttamente distante, di una calma olimpica ma sempre efficace nella conversazione e mai banale o superficiale. Sempre profonda nelle sue riflessioni e nelle nostre conversazioni. Le sarò sempre riconoscente per quello che mi ha trasmesso e sono convinto che le nostre strade si incroceranno nuovamente per migliorare ulteriormente il mio processo di scoperta interiore e per continuare a respirare consapevolmente.
Rosario

Caro Mario, queste due righe sono per dirti che il baratro per me era diventato infinito, giorno per giorno diventava sempre più difficile uscirne. Ero assalita da ansia, depressione e paura di vivere. Una mattina una piccola luce….decisi di telefonarti ed stato il primo passo della mia ripresa. grazie
P.

Caro Mario,
 Ho voglia di dirti che non ho più la tosse, ma ho paura di dirlo quindi  meglio non parlarne!. Un solo colpo di tosse da quando siamo rientrati e mentre “subivo” la suocera! La vera prova del nove sarà oggi a pranzo da mia madre! però sento di avere uno spazio interiore che mi protegge.
Ecco le prime sedute di reb:
 “Oggi  domenica 7 novembre  2010, rifletto sull’esperienza nuova e stupefacente che mi sto regalando. Sento il bisogno di scrivere per fermare tutte le emozioni, una dopo l’altra e nello stesso ordine in cui mi capitano perchè sento che si tratta di un’evoluzione, passo dopo passo, nulla di improvviso e stravolgente, come nel mio stile, ma piano, con attenzione, con circospezione ma stavolta con quello stupore che mi entusiasma, mi rallegra e mi rassicura; il tutto in una cornice di affidamento che in questo momento sento essere totale e senza paura, che ho conseguito anch’esso passo dopo passo, accompagnata da (…)(la psicanalista); un affidamento che mi fa sentire libera, leggera, nuova.

PRIMA SEDUTA : una violenza inaudita, improvvisa, un respiro imposto, profondo, veloce, difficile, innaturale, la musica alta, forte dentro e fuori che lo copre, il freddo, l’imbarazzo, il pudore, il pentimento, la rabbia, la paura, la decisione di non venirci più: ma come ho potuto ritrovarmi qui, proprio io senza sapere nulla di lui e di questo posto; non è roba per me, (…) mi manchi, ma che ho fatto, perchè non mi hai fermato, a che serviva venire qui, del resto non mi manca niente e la psicanalisi andava a gonfie vele, finirà, finirà… E’ finita, ho freddo, da (…) era stato meno violento, più dolce ma…prendo tempo. Sulla strada del ritorno decido di continuare, Mario mi dà le spiegazioni necessarie.”
 
 SECONDA SEDUTA: “Per me  come fosse la prima seduta di un ciclo che voglio intraprendere e portare a termine. Sono curiosa e mi so fare dei regali senza chiedermi se sono un buon investimento. Che botta sta’ seduta!! L’inizio è stato meno stravolgente dell’altra volta perchè ormai sapevo cosa mi aspettava, La musica non la vivo più come una violenza anche se mi impedisce di sentire il respiro ma a sua volta  mi protegge dall’imbarazzo;  dopo poco non so più se sto respirando o no, Quello di Mario però si sente anche con la musica!. All’inizio ho paura di non farcela,  dura, come si fa a respirar con questa violenza, mi fa male a sinistra sotto il diaframma….. Un vuoto, una solitudine enorme, cosmica già provata, la ricordo perfettamente ora, ero piccola tanto piccola, due tre anni o quattro non di più. Nessuno mi accoglie nessuno mi ascolta, a nessuno posso dire la mia paura; mamma non mi vede, non sa nulla di me, la solitudine  enorme, paralizzante, mi terrorizza e da piccola quel terrore pervadeva tutto il mio corpo a cominciare delle braccia, poi le gambe lo stomaco, come ora. E’ tutto semibuio, vuoto, talmente vuoto che non ci sono nemmeno io. Una solitudine lacerante fuori e dentro nessuno mi può aiutare, nessuno sa che ho bisogno di aiuto. In fondo al buio ed al vuoto c’è una macchina bianca luccicante, l’unica luce in fondo al tunnel ma si intravede solo una parte dello sportello e non so verso quale direzione vada la macchina e sono indecisa se sia lì per me, so che dentro c’era papà ad aspettarmi ma la paura mi ha bloccato e non sono stata in grado di andare da lui che mi ha aspettato sempre ma non ha mai fatto un passo verso di me. E’ lontana quella macchina e mi distrae solo un attimo da quella paura. Quando finisco sono sconvolta, avevo dimenticato quella paura che mi ha cresciuto. Mamma, sono arrabbiatissima con te ma odio me e mi sono disprezzata per tutta la settimana.”

TERZA SEDUTA del 5.11.10 Con l’esperienza della settimana precedente arrivo impaurita ed incuriosita, dico a Mario che non so se a farlo mi spinge più la curiosità o il masochismo. Lui mette sul piatto della bilancia sempre la mia razionalità me la fa pesare molto, mi fa sentire insensibile e io glielo faccio fare, devo capire. Prima di iniziare a respirare ricordo il suo monito della volta scorsa:  “l’unica resistenza che puoi opporre qui è smettere di respirare” Oggi sono venuta con la precisa intenzione di respirare sempre, fino in fondo. Prima di iniziare lui mi confonde quando mi esorta a pensare al respiro e a lasciarlo fluire senza impormi, io che sono così razionale già non c’ho ricapito niente, ci devo pensare o non ci devo pensare?!.
INIZIO “l’avvio è così pesante più delle volte precedenti,  una sofferenza fisica, mi convinco di non farcela, mi sento violentata, per me  un’imposizione che faccio difficoltà ad accettare. Vorrei interrompere una e più volte ma mi fa andare avanti il pensiero che poi ricominciare sarebbe ancora più difficile, e poi mi vergogno a dire basta; aiuto non ce la faccio, mi voglio sedere , non ci riesco, mi fa male tutto dentro,  l’aria non entra,  troppo veloce non c’ spazio per l’aria nel mio corpo…
INIZIA IL PANICO, prima la paura forte quella che ormai ricordo chiara e viva di quando ero piccola che mi indolensiva tutto il corpo, che mi bloccava il respiro, che mi impediva di piangere;  poi il panico, non mi posso più muovere, non riesco ad aprire gli occhi ad alzare la mano, dov’è Mario, come faccio ad avvertirlo che sto male che voglio uscire dal corpo che mi blocca, aiuto l’unica cosa che posso fare  respirarci sopra, spero che questo mi aiuti altrimenti cosa faccio? aiuto voglio uscire, voglio uscire il panico aumenta,  come ieri sull’autobus che mi riportava da Roma,  più forte, non riesco a smettere di respirare, aiuto, perché Mario non mi aiuta, si sarà accorto che ho bisogno di aiuto? Il respiro sempre attivo ogni tanto si abbassa e lì mi sorprende il panico come succede di notte quando mi sveglia e mi toglie il respiro, aiuto… riesco ad aprire gli occhi, Mario c’è per fortuna ma non mi aiuta e io ancora non riesco a muovermi e non riesco a smettere di respirare  l’unico modo per sopravvivere, e ancora panico…e panico…
Ho finito, pensavo fosse passato un quarto d’ora ma erano le 18,15, avevo iniziato alle 16,15 circa!. Quasi due ora nel panico e poi, una volta seduta, vorrei continuare come se avessi smesso troppo presto. Sto male come quando si riapre quella maledetta stanza che mi ha incastrato, il mio corpo trema senza riuscire a fermarsi, mi gira tutto intorno e…mi viene da ridere come se avessi appena ascoltato una barzelletta; lo dico a Mario ma il pudore mi impedisce di ridere come vorrei. Dopo aver parlato Mario mi induce a rilassarmi, questa volta tipo training autogeno, dieci minuti in cui sale una gioia che viene da dentro rassicurante come non mai perchè non dipende da nessun evento esterno, non può cambiare o svanire proprio perchè nulla al di fuori di me e di mutevole l’ha determinata.
 Non avevo mai provato un sentimento così vero e rassicurante e quella gioia si unisce all’amore, e mi viene dentro, non in mente ma dentro l’anima e le parole che mi detta sono rivolte all’amore della mia vita, mio marito, “amore mio quanto ti amo!”. Sulla strada del ritorno ero euforica, grata a Mario come mai prima di allora e ho festeggiato da sola, dentro di me, brindando a me e al mio coraggio.
Ora devo andare, ma non ho finito di raccontare questa esperienza che mi ha fatto anche conoscere mio padre ed il suo amore, il mio viene dal suo, ora lo so.  Grazie Mario non vedo l’ora di tornare.
Un abbraccio.
Anonimo

Ciao Mario, Ho aspettato un pò di giorni prima di scriverti, in modo da metabolizzare meglio l’esperienza della mia prima respirazione e lasciare emergere in modo spontaneo e naturale eventuali insight, cambiamenti o quant’altro. Qui sotto ti allego alcune righe descrittive di ciò che ho provato e vissuto il 15 giugno. Passando al dunque; se potessi dire a parole quello che è stato il nocciolo di significato e di sensazioni della respirazione, quello che più mi è rimasto impresso e peraltro mi ha accompagnato anche nei risvolti pratici della quotidianità, direi: ascoltare il corpo e lasciarlo agire, ascoltare le emozioni e lasciarle libere di esprimersi. Non bloccare più nulla, anzi dargli un’opportunità di Vita. Affermare che in molti momenti della respirazione ho avvertito questo in modo molto profondo non e sbagliato ma sarebbe meglio dire che l’ho fatto, semplicemente e senza troppi passaggi mentali.
Ho capito che anche se ascoltarsi può essere difficile, far male o sembrare impossibile, alla fine tutto passa e resta la libertà, il nulla, un sorriso e la consapevolezza che non ce niente di più naturale e bello che lasciarsi Essere.
Questo e un grosso nodo del mio aspetto caratteriale e biografico che mi aspettavo venisse fuori. In questo momento, scrivendo, ed in generale in questi giorni, sembra che gli eventi ed un naturale flusso interno mi spingano a prendere consapevolezza di questa libertà ad un piano diverso da quello mentale. A viverla concretamente.
Un abbraccio a te, Stefania, Antonio e ai simpatici amici di Trasacco (dell’altro non ricordo il nome).
Antonio

E’ difficile spiegare ciò che è stata la mia esperienza ad Asti, come dici tu le emozioni si vivono non possono essere raccontate, perderebbero la loro vera essenza. Per me è stato un cocktail di grandi emozioni dallo stupore alla gioia di essere lì, di respirare un’atmosfera magica, di accorgermi che in fondo sono “normale” e che tutti i pensieri e le paure sono veramente frutto di una mente che va da sè e che non rispecchia il “Vero Me”! Grazie di cuore Mario per aver creduto in me, in noi, per non averci mai abbandonato e per esserci sempre!!! Un caloroso abbraccio da chi sta iniziando a scoprire una “LUCE INTERIORE” che è parte di me ma che non sapevo di avere! Un bacio.
A.

Ho rifiutato la vita, non volevo nascere, ma sono nata.
Sono nel Castello Aragonese di Ischia. E’ la mia sesta seduta di rebirthing. La prima risale all’estate del 2006. Respiro e muovo le gambe, come in una danza, mentre immagino un indiano che danza davanti ad una bimba, immagino che possano integrarsi in un solo spirito. Inspiro ed espiro vocalizzi cantati in A ed E. Poi espiro più forte. Visualizzo le mie mani dentro la testa di una persona che tanto mi ha fatto patire, ne avverto la fluidità liquida, un fiore rosso dentro la sua testa si trasforma in un altro fiore rosso e quest’ ultimo si trasforma in ali rosse che indosso. Poi mi vedo carponi. Faccio resistenza (la solita!), non ho voglia di mettermi carponi, mi dico. Poi decido di seguire quell’intuizione. Mi metto carponi, ma voltata verso il muro. Le gambe sotto l’addome, le braccia sotto il torace, la testa poggiata con le guance, prima una e poi l’altra, a terra sul tappetino. Respiro forte. Mario mi tocca la colonna vertebrale. Formulo pensieri, non pensati con la ragione, direi che affiorano alla consapevolezza dall’inconsapevole, attraverso la tecnica del respiro, si fanno “esperienza” che coinvolge corpo e cuore, nella piena lucidità e nella più completa presenza di sè: “Mamma”, e piango, “come faccio mamma? non c’è contatto”. Mario si allontana ed io piango più forte e penso senza pensare: “mamma non mi vuole” “non sono buona”. “ti punisco, NON VOGLIO NASCERE” “ma papà…papà ride” “posso nascere lo stesso” ora il pianto ed il riso si mescolano, ma il riso mi resta dentro e mi rende felice… “quanto sei stato importante papà” e questa volta parlo, subito dopo, visualizzo il budda di marmo che era sul camino della nostra casa. Poi mi alzo sulle ginocchia, accaldata e sudata, qualcuno mi tocca sulle spalle, non so chi , ho gli occhi chiusi, prendo la sua mano, chiedo senza parole un abbraccio, mi cullo in quell’ abbraccio e cullo chi mi abbraccia, un momento di profonda gioia e gratitudine, sono in pace con me stessa, c’è in quell’abbraccio un’energia d’amore che sembra espandersi dai corpi. Più tardi, nel momento della condivisione, ringrazio Mario che è stato il mio ostetrico. Quanto alla visualizzazione del Budda. E’, mi dice il prof. Filippo Falzoni, il budda che ride, il budda cinese. Mio padre, aveva acquistato quel Budda, e come quel budda, aveva la stessa grossa faccia sorridente e lo stesso grosso corpo placido, ricomprendo la sua calma eterna, la serena e fondante forza del suo sorriso, la sua profondissima e saggia soddisfazione di vivere. Non era un uomo semplice, come dice la mia mente razionale, era un’anima che amava la vita, per questo ispirava tranquillità, serenità e fiducia. Non avrei potuto nascere, se non attraverso mia madre, ma è lui che mi ha accolto.
Anonimo

Devo incontrare Mario; per la terza seduta nel pomeriggio. La mattina ho bisogno di una esperienza personale. Comincio a respirare e mi inoltro nella parte profonda del mio io. Vedo il plesso solare aprirsi, all’interno c’è una bara di colore marrone rivestita di stoffa bianca. Un’aquila pronta per un trasporto. Un uomo vestito di bianco arriva (forse da una bara diversa da quella contenuta nel mio plesso solare, e non riesco a distinguere se arriva da me o da altro luogo). L’uomo vestito di bianco, in particolare con un vestito bianco giacca pantaloni e camicia bianca e un cappello estivo colore avana, vola lontano sulle ali dell’aquila, mi sento libero, forse purificato.
E. N.

© A.R.A.T. 2020 – Associazione Rebirthing ad Approccio Transpersonale